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LEZIONI DI ASTRONOMIA VIVA
Il Sole
Struttura e Funzionamento
del Prof.
Giuseppe Severino
Osservatorio Astronomico di
Capodimonte - NA
COME FUNZIONA IL SOLE
La gran quantità dell'energia che il
Sole produce e a cui corrisponde la sua luminosità, viene
prodotta nel suo cuore e cioè nel nucleo
solare. Il
meccanismo di produzione di questa energia è il processo
della fusione nucleare dell'idrogeno in elio. Sono necessari
4 nuclei di idrogeno per costruire un nucleo di elio; c'è
però una differenza di massa tra i 4 nuclei di idrogeno e
quello di elio (se infatti poniamo su una ipotetica bilancia
i 4 nuclei di H e quello di He, vedremo che i nuclei di H
peseranno di più). Questa differenza di massa è
proporzionale alla quantità di energia prodotta secondo la
famosa relazione di Einstein che l'energia è uguale al
quadrato della velocità della luce per la massa (E=mc2). In
questo caso la differenza di massa è proprio quella tra i 4
nuclei di H e quello prodotto di He. Chiaramente reazioni di
questo tipo avvengono con continuità nell'interno del Sole e
l'energia prodotta in ciascuna reazione ha necessità di
trasferirsi dal nucleo solare all'esterno. Infatti noi
l'energia la vediamo come prodotta solo all'esterno del
Sole, nell'atmosfera solare; in particolare i nostri occhi
sono sensibili solo alla luce visibile; quello che quindi
vediamo del Sole è la fotosfera e la luce visibile in
fotosfera corrisponde all'energia che viene prodotta nel
nucleo mentre la differenza corrisponde alla lunghezza
d'onda. Nel nucleo la luce è sotto forma di raggi gamma con
una lunghezza d'onda molto corta, mentre la luce visibile la
osserviamo a lunghezze d'onda di 5000 Angstrom usando le
unità di misura convenzionali (ricordiamo che un Angstrom è
uguale a 10 alla -8 cm). Come avviene questo cambiamento di
lunghezza d'onda? Questo cambiamento avviene tramite il
trasporto dell'energia prodotta nel nucleo solare attraverso
la parte più interna del Sole fino a circa 07 raggi solari,
la cd. zona radiativa. In questa zona avvengono processi di
assorbimento e riemissione della luce, fatta dal gas
stellare che per la gran parte è costituito da H, dal 10 %
da He e in una piccolissima percentuale, da altri elementi
più pesanti che nel gergo dell'astronomia sono detti
genericamente metalli (anche se non sono tutti metalli). Il
trasporto dell'energia attraverso la zona radiativa,
comincia ad alterare la lunghezza d'onda dell'energia
prodotta. L'energia è proporzionale alla frequenza secondo
la relazione che l'energia è una costante (la costante di
Plank - h), moltiplicata per la frequenza. A sua volta la
frequenza è inversamente proporzionale alla lunghezza d'onda
cioè la frequenza è uguale alla velocità della luce diviso
la lunghezza d'onda. Quindi l'energia cambia di lunghezza
d'onda e si trasporta sia attraverso il Sole, sia nella
parte visibile dello spettro. Prima però di giungere
all'atmosfera c'è una zona del Sole che occupa circa il
terzo esterno del raggio Solare e che è la zona convettiva.
Il gradiente di temperatura, man mano che ci allontaniamo
dal nucleo solare diminuisce e ciò non ci sorprende, perché
ci allontaniamo dalla zona dove viene prodotta l'energia.
Quando arriviamo alla zona convettiva, il gradiente di
temperatura verso l'esterno diventa così ripido che il
trasporto dell'energia attraverso la sola radiazione non è
più efficace. Diventa molto più efficace se masse intere di
gas si spostano e, trasportando la propria temperatura,
trasportano come energia interna e cinetica il grosso
dell'energia prodotta dal Sole. Un fenomeno come questo si
chiama convezione (basti pensare ad una pentola sul gas con
l'acqua ed al ribollire dell'acqua che per il diverso
gradiente di temperatura assume dei moti convettivi); un
fenomeno analogo avviene del Sole. Questa zona convettiva si
estende fino all'atmosfera del Sole; noi chiamiamo atmosfera
solare quella parte del Sole che riusciamo ad osservare
attraverso la radiazione elettromagnetica. Infatti, fino a
pochi anni fa osservavamo il Sole come radiazione
elettromagnetica e quindi non potevamo conoscere nulla di
quello che avveniva all'interno se non utilizzando
argomentazioni teoriche. Nella zona da noi osservabile sono
presenti alcuni fenomeni. Quali sono questi fenomeni ? La
fotosfera non è omogenea; infatti, proprio perché c'è questa
zona convettiva sotto la fotosfera e siccome la superficie
solare non è rigida, questi moti e gas della zona convettiva
non si arrestano bruscamente, giunti nell'atmosfera, ma
penetrano nella stessa e anche se questa è stabile, (perché
il trasporto dell'energia è di nuovo stabile rispetto alla
convezione in quanto il trasporto dell'energia è di nuovo di
tipo radiativo) ci sono molti moti che, provenendo da sotto,
provocano fenomeni osservabili in luce visibile; vediamo
moti di scala piccola, definiti granulazione fotosferica
(figura 2B) e di grossa scala, definiti supergranulazione.
Tutta la fotosfera è dunque ricoperta dalla granulazione
fotosferica che altro non è che la penetrazione nella
fotosfera dei moti convettivi, che sono caratteristici della
zona più interna del Sole e cioè della zona convettiva. Le
strutture dette granuli sono grandi circa 1500 Km, mentre le
zone scure tra i granuli, detti intergranuli, sono molto più
piccole (di circa un fattore 10). Gli intergranuli sono tra
di loro comunicanti in una sorta di rete, mentre i granuli
sono strutture isolate. Solitamente, un granulo, ha velocità
verso l'esterno, mentre l'intergranulo è uno sprofondamento
di gas più freddo verso l'interno. I granuli rappresentano
quindi, il materiale caldo che sale, mentre l'intergranulo
quello freddo che sprofonda (ricorda l'esempio della pentola
con l'acqua calda). La granulazione rappresenta lo strato
sottile, che noi osserviamo in fotosfera, del fenomeno
convettivo provocato dal riscaldamento che avviene a 07
raggi solari. Oggi possiamo riprodurre e simulare con il
computer, sulla base dell'equazione della dinamica del gas,
il comportamento spaziale e temporale di una serie di
granuli messi tutti insieme verificandone l'evoluzione. La
fotosfera è anche solcata dalle cd. macchie solari che sono
zone più fredde della stessa. Le macchie solari sono
costituite da una zona più scura, l'ombra, con una
temperatura attorno ai 4500°C, e dalla penombra che si trova
più all'esterno ed è meno scura. Questi fenomeni sono sempre
dinamici; anche i granuli hanno una vita media di circa 10
minuti e possono essere sottoposti a svariati tipi di
evoluzioni tra cui l'esplosione.
LA TEMPERATURA DEL SOLE
Esaminiamo ora l'andamento della temperatura
media nel Sole, andando dall'interno verso l'esterno fino
all'atmosfera. Nell'interno del Sole dove avvengono le reazioni
nucleari c'è una temperatura di 15.000.000° C, e poi c'è una
graduale diminuzione fin all'atmosfera. C'è, infatti, una zona
più ripida all'inizio della zona convettiva e poi c'è una
diminuzione progressiva fino alla fotosfera (lo 0 della scala è
la fotosfera). La temperatura media nella fotosfera è di circa
5780° C ed è quella che si chiama temperatura efficace del Sole;
la temperatura minima viene raggiunta a circa 500 Km sopra un
raggio solare. Questa temperatura minima è intorno ai 4100 -
4400° C. Poi avviene un sorprendente fenomeno; quando noi
andiamo nella cromosfera solare e poi nella corona, passando per
quella zona molto stretta che c'è tra cromosfera e corona
chiamata regione di transizione, la temperatura del Sole sale di
nuovo paurosamente. Nella cromosfera dai 4400°C ai 10000°C;
nella regione di transizione avviene poi una ripida salita, fino
alla corona dove si arriva di nuovo a temperature sui
2.000.000°C (temperature medie). Questo fenomeno della risalita
della temperatura nella parte esterna del Sole è tuttora
sconosciuto; non si conosce con sicurezza il meccanismo che
produce questo riscaldamento. Sicuramente non può essere
provocato dalla radiazione perché questa per sua natura tende ad
allontanarsi dal corpo più caldo per andare a quello più freddo.
COME L'OSSERVIAMO
La maniera tradizionale di osservare il Sole
era attraverso la radiazione elettromagnetica, che ha un suo
spettro con diverse lunghezze d'onda; se noi ci scegliamo la
lunghezza d'onda opportuna possiamo sondare l'atmosfera del Sole
a profondità diverse. Una importante proprietà del Sole è
l'opacità di alcune zone e la trasparenza di altre. Certi colori
più trasparenti ci permettono di osservare più in fondo, mentre
quelli più opachi più in superficie. In questo modo, noi
osserviamo un'atmosfera del Sole che è estremamente estesa, perchè la fotosfera è solo una buccia di 500 Km sopra la zona
convettiva, mentre il resto, la cromosfera e la corona, si
estendono per molti raggi solari. La cromosfera è uno strato più
piccolo, con un'estensione di circa 8000 km, mentre la corona si
estende per circa 3 o 4 raggi solari. Poi abbiamo il vento
solare che è un fenomeno di emissione di materia che si estende
fino ad arrivare a toccare il campo magnetico terrestre.
Attualmente, quello che si deve sottolineare è che la radiazione
elettromagnetica non è più l'unico modo per osservare il sole;
oggi si possono utilizzare anche le oscillazioni acustiche
globali ed i neutrini. Questi sistemi, utilizzando la proprietà
della trasparenza, ci permettono di osservare molto più in
profondità; con le oscillazioni arriviamo nella cd. zona
radiativa, mentre i neutrini ci fanno arrivare nel nucleo dove
sono prodotti e ci permettono di avere informazioni dirette
sulla formazione e sulla composizione interna solare, che prima
potevamo avere solo basandoci su argomentazioni teoriche.
Osservando la radiazione possiamo osservare zone più elevate,
nell'atmosfera, ponendoci in una parte dello spettro, nelle cd.
righe di assorbimento, dove l'opacità è molto grande. Lo spettro
del Sole presenta una specie di buca, che è proprio dovuta a
questa opacità, che letteralmente si mangia la luce che
altrimenti dovrebbe uscire. Naturalmente, se c'è questa opacità,
vuol dire che stiamo osservando una zona poco trasparente; se è
poco trasparente, la luce deve provenire da una zona più vicina
a noi, quindi stiamo salendo nell'atmosfera solare verso la
cromosfera. Con questo sistema, scegliendo poi la lunghezza
d'onda corrispondente ai raggi X, è possibile osservare anche la
corona solare. La corona solare, prima di essere in grado di
fare osservazione in raggi X, si poteva osservare da terra solo
durante un'eclisse totale di Sole. Infatti, durante un'eclisse
totale di Sole, la Luna copre completamente il disco solare e
quindi la fotosfera; siccome la corona è 100.000 volte meno
brillante della fotosfera, è impossibile osservarla normalmente,
ma diviene possibile farlo quando la fotosfera viene coperta
dalla Luna. Inoltre, durante un'eclisse totale viene eliminato
anche l'altro limite all'osservazione della corona e cioè la
luminosità del cielo (che è molto maggiore della luminosità
intrinseca della corona), provocata dalla diffusione nella
nostra atmosfera, della luce solare (durante un'eclisse totale
questa diffusione diminuisce a livello esponenziale, perché la
fotosfera è coperta dalla Luna ed il cielo, attorno al Sole,
diviene scuro). Di conseguenza, durante un'eclisse di Sole è
possibile osservare, attorno al disco nero del Sole eclissato,
un tenue e allo stesso tempo fulgido bagliore chiaro, che è
appunto la corona solare. Il problema era però dovuto al fatto
che le eclissi sono poche e spesso localizzate in zone della
Terra di difficile accesso per una spedizione scientifica.
Inoltre la limitatezza delle eclissi nel tempo non permetteva
uno studio sistematico delle evoluzioni coronali condotto con
l'ausilio di strumentazioni professionali. Oggi invece, grazie
al sistema su indicato, è possibile osservare sempre la corona e
quindi condurre sulla stessa studi sistematici e più produttivi.
Ma ritorniamo al discorso dello spettro solare. Osservando la
scala sottostante, possiamo leggere da sinistra verso destra,
raggi gamma (Gamma-Ray), raggi X (X-Ray), raggi ultravioletti (ultraviolet),
fronte d'onda visibile (visible), raggi infrarossi (infrared) ed
infine onde radio (radio). I nostri occhi vedono nella parte
corrispondente al visibile, dove c'è un picco, che è il massimo
dell'emissione della luce solare. Questa scala è logaritmica, il
che vuol dire che ogni tacca, presente sui due assi, corrisponde
ad un passo di un fattore 10. Spostandomi sulla scala dove ci
sono 6 fattori 10, mi trovo dove la luce solare è un milione di
volte più debole, rispetto al picco, e quindi si deduce che
proviene dagli strati più esterni del Sole. Invece, se mi sposto
verso i raggi gamma, mi troverò alla lunghezza d'onda dove viene
prodotta l'energia solare. Ritornando poi verso il fronte d'onda
visibile, riproduco lo spostamento di lunghezza d'onda che si
verifica nel Sole. Il Sole emette anche nell'infrarosso, quindi
a lunghezze d'onda più grandi. Questa scala, in realtà, copre
tutto lo spettro solare; se facciamo uno zoom possiamo vedere
che nello spettro ci sono delle buche, che si chiamano righe di
assorbimento. Questa tecnica, per osservare la cromosfera del
Sole, è stata adoperata anche per andare a vedere se nelle
stelle ci sono le cromosfere, perché la parte centrale della
riga è una parte che varia a seconda dell'attività della
cromosfera. Mentre la luce che ci viene dalla fotosfera
mediamente ha solo delle piccole fluttuazioni, la luce che ci
viene dalla cromosfera ha delle fluttuazioni molto più grosse
che sono legate al ciclo di attività; cioè le regioni attive,
possono essere più o meno numerose, più o meno intense e
alterare la parte centrale di questa riga che si forma nella
cromosfera del Sole.
PERCHE' VALE LA PENA STUDIARE FISICA
SOLARE
Oggi c'è molta competizione anche nel campo
dell'astronomia, tra chi studia il Sole, chi studia il resto del
Sistema Solare, le Stelle, le Galassie; quindi bisogna porsi la
domanda del perché valga la pena studiare fisica solare, proprio
per trovare i motivi di questa validità ricercativa. Se ci
limitiamo al passato recente, il Sole è servito per cercare la
prova di alcune affermazioni contenute nella teoria della
relatività. Ci sono due esperimenti (uno in un primo tempo non è
stato positivo e poi solo recentemente si è rivelato positivo) e
sono questi: nel 1919 è stato osservato che la luce di una
stella che si trova sulla sfera celeste in prossimità del disco
solare, viene deviata nel passare vicino al Sole. Quindi si
conferma che la luce possiede una massa, che viene attratta nel
passare vicino ad un'altra massa molto più grande. Questa era
una cosa prevista dalla Relatività di Einstein. Chiaramente, per
fare osservazioni di questo genere si sono sfruttate del eclissi
totali di Sole. Un'altra cosa che pure è legata con la teoria
della Relatività è lo spostamento gravitazionale verso il rosso
delle righe spettrali (quelle buche all'interno dello spettro
solare). Queste righe si devono trovare a delle frequenze d'onda
precise (in realtà abbiamo visto che sono il prodotto
dell'assorbimento). L'assorbimento lo effettua il gas, che è
costituito da atomi; ma gli atomi come assorbono la radiazione ?
L'assorbono perché gli atomi sono costituiti di elettroni che si
trovano in tanti livelli diversi di energia attorno al nucleo;
possono quindi assorbire la radiazione, perché quando assorbono
energia, saltano in un livello legato più alto. Ma questo salto
è preciso? Questo salto, corrisponde ad una lunghezza d'onda ben
precisa, cioè la lunghezza d'onda in cui c'è la riga di
assorbimento. Ora queste righe di assorbimento, osservate nel
Sole, in realtà non si trovano nella posizione in cui le
troviamo quando le osserviamo in laboratorio. Infatti, se
osserviamo in laboratorio lo spettro delle righe dell'idrogeno
in una lampada ad idrogeno e ne misuriamo la lunghezza d'onda e
poi le confrontiamo con quelle dell'H nello spettro solare,
notiamo uno spostamento. Le righe solari sono infatti spostate
verso il rosso (come prevede la Teoria di Einstein) come azione
legata al fatto che il Sole ha una grande massa. E' uno
spostamento che corrisponde ad una frazione piccola di lunghezza
d'onda, però è osservato. Il problema è che è stato osservato
(questo spostamento) molto chiaramente, prima nelle stelle, in
particolare nel compagno di Sirio (Sirio B) e dopo nel Sole. Nel
Sole infatti c'è tutta la dinamica di cui si è detto sopra,
dinamica che è provocata dallo spostamento dei gas; questo moto
della sorgente provoca di nuovo lo spostamento della lunghezza
d'onda della luce essendoci quindi un effetto Doppler. Nel caso
del Sole è difficile distinguere questo spostamento verso il
rosso, dovuto alla gravità, dallo spostamento delle righe
spettrali, dovuto ai moti di origine convettiva che sono
presenti sul Sole. Il Sole è stato la prima stella che ha
permesso di stabilire l'origine dell'energia all'interno delle
stelle. Il fatto di attribuirlo alla fusione nucleare è recente,
risalendo al 1927. La fusione nucleare è l'unica che fornisce
una quantità di energia tale da spiegare la luminosità del Sole
durante il suo tempo di vita, che è dell'ordine dei quattro
miliardi e mezzo di anni; il Sole ha emesso luce con la stessa
luminosità di adesso per tutto questo lunghissimo periodo. Non
c'è nessun altro meccanismo che è in grado di fornire una tale
quantità di energia, solo la fusione nucleare. Questo è stato
dimostrato sul Sole per la prima volta ed è stata la spiegazione
della produzione di energia nelle altre stelle. Ci sono stelle
più massicce dove non è proprio la trasformazione dell'H in He
da sola la fonte principale di energia. Ci sono altre reazioni
analoghe che sempre producono energia, fondendo l'H, ma che
passano attraverso delle reazioni diverse. Lo studio dello
spettro solare serve per determinare la composizione chimica del
Sole, metodo che è stato adoperato anche per le stelle, per
determinare la stratificazione nell'atmosfera, della temperatura
e della densità. Lo studio delle cromosfere è nato sul Sole ed è
stato esteso alle stelle. Nella figura - 12, quello che si vede
è la quantità di luce che varia nel tempo (in un periodo di
tempo di 5 anni), osservata nel cuore della riga K del calcio,
che si forma nella cromosfera del Sole. Ebbene, la quantità di
luce che viene fuori dalla parte centrale di quella riga, cambia
nel tempo per effetto del ciclo solare. In questo modo si sono
studiati anche i cicli stellari, dopo aver studiato i cicli
solari. Partendo dalla conoscenza di cromosfera, corona e
attività solare, si è scoperto che questi fenomeni sono comuni
alla maggior parte delle stelle. L'ultima cosa del recente
passato, per cui il Sole è importante, è l'eliosismologia, cioè
lo studio delle oscillazioni globali del Sole. Come possiamo
farci un'idea di perché il Sole oscilla e perché queste
oscillazioni ci danno informazioni sull'interno del Sole ?
Facciamo l'esempio chiarificatore della chitarra. Immaginate di
suonare la chitarra; voi dovete sostanzialmente perturbare una
corda, quindi c'è una perturbazione e questo fa risuonare la
corda. La corda ha delle risonanze, cioè delle frequenze; le
note musicali corrispondono ad una frequenza ben precisa, perché
la corda è qualche cosa che è vincolata tra due parti, che le
danno una serie ben definita di frequenze caratteristiche. Ora,
nel caso del Sole dobbiamo rappresentarlo come la nostra corda
di chitarra, soltanto bisogna ricordare che la corda ha una sola
dimensione (quella della sua lunghezza), mentre il Sole ne ha
tre. A questo punto bisogna porsi la seguente domanda: chi è che
perturba questa sfera di gas ? E' facile rispondere. Abbiamo
detto che nel Sole c'è una zona convettiva, quindi ci sono
queste masse di gas che andando avanti e indietro generano delle
spinte verso l'atmosfera del Sole; è un po' come suonare un
tamburo (anche se il tamburo ha solo due dimensioni). Quindi,
ritornando all'esempio precedente della corda, siccome la
perturbazione implica una spinta, la convezione dei gas perturba
o meglio "suona" il Sole e il Sole essendo una sfera, quindi
qualcosa di limitato, possiede delle frequenze di risonanza
tipiche. Quello che è stato osservato è che il Sole ha queste
sue frequenze di risonanza tipiche, che siamo capaci di misurare
da Terra. Le frequenze di risonanza sono una caratteristica
dell'interno del Sole; le onde infatti, si propagano verso
l'interno. A questo punto la convezione picchia e anche se non
sappiamo ancora bene come, possiamo prendere per buona questa
soluzione al problema in attesa di una definitiva conferma: sono
gli intergranuli (che sono molto più veloci ad andare verso il
basso nell'ambito dei moti convettivi) a picchiare sullo
strumento Sole e questo lo fa entrare in risonanza. Qualcosa di
simile ai terremoti. Nel terremoto la perturbazione è provocata
da uno spostamento all'interno di una frattura della crosta
terrestre, uno spostamento improvviso fra due zolle, che genera
un movimento e quindi un'onda che si propaga sia verso l'esterno
che verso l'interno della superficie terrestre. Per questa
similitudine, si chiama eliosismologia lo studio delle
oscillazioni globali; il processo è analogo, cioè la
perturbazione fatta dagli intergranuli produce delle onde
all'interno del Sole, le quali si propagano nel suo interno, e
poichè la temperatura solare sale verso l'interno, la velocità
del suono che è proporzionale alla radice della temperatura,
sale anch'essa verso l'interno. Questo fatto fa sì che le onde
non arrivano fino al centro del Sole ma vengono via via curvate
fino ad essere riflesse completamente, cioè sono intrappolate
nel Sole e le frequenze a cui risuonano sono tipiche della
struttura solare. Misurando le frequenze possiamo avere
informazioni sull'interno della nostra stella. Chiaramente,
questo sistema di osservare l'interno del Sole è stato
trasferito anche alle stelle ed è nata l'asterosismologia, cioè
la ricerca delle oscillazioni delle stelle. Questo è un esempio
delle oscillazioni solari. La figura 14 rappresenta, con toni
diversi, zone del Sole che vanno dall'alto verso il basso, non
per azione della convezione, ma perché la superficie del Sole
sta risuonando come un tamburo. Le oscillazioni si possono
misurare; nel grafico 15, sull'asse delle ordinate, è misurato
l'andamento delle velocità di oscillazione nel corso del tempo
(in questo caso in 36 giorni), in un punto della superficie
solare. Poi è possibile anche andare a vedere da quali armoniche
è composto questo segnale delle oscillazioni del Sole. Questa è
la maniera in cui si vanno a osservare le armoniche; in questo
grafico l'ampiezza delle oscillazioni è più alta laddove il
colore è più giallo ed è più basso dove il colore è più blu. Su
questa scala proporzionale alla larghezza orizzontale delle
oscillazioni, oscillazioni che coinvolgono grandi parti della
superficie del Sole si trovano a L bassi (questa quantità si
chiama "L"), mentre oscillazioni che coinvolgono zone piccole si
trovano a L grandi. Invece sull'asse delle ordinate ci sono le
frequenze temporali, cioè una quantità che è inversamente
proporzionale al periodo delle oscillazioni. Il grosso delle
oscillazioni, come vedete, è attorno a 3,5 Millihertz, che
corrisponde ad un periodo delle oscillazioni di circa 5 minuti.
L'altra cosa da notare (abbiamo detto che le corde della
chitarra hanno le loro note caratteristiche, le loro frequenze
caratteristiche) è che le frequenze delle oscillazioni sono
caratteristiche, ma non tutte le frequenze sono possibili, si
passa da una zona all'altra e tra una zona e l'altra c'è un
vuoto in quanto quella frequenza non risuona. Dove c'è la
successiva frequenza che risuona c'è di nuovo il colore, cioè di
nuovo il massimo dell'oscillazione. La figura 13 è invece
un'immagine che vi fa vedere il cammino dell'oscillazione
all'interno del Sole. L'eccitazione è probabilmente dovuta agli
intergranuli che picchiano verso il basso. Un'oscillazione
globale del Sole non è prodotta da un solo evento, da un solo
intergranulo che picchia, ma dall'insieme di tutti gli
intergranuli che picchiano. Quello che viene qui rappresentata è
la sovrapposizione di tutte le onde che corrispondono alla
stessa frequenza. In questo caso sono rappresentate in blu e in
rosso le quali propagandosi verso l'interno del Sole, vengono
rifratte per il meccanismo che abbiamo visto precedentemente,
fino ad essere riflesse ad una certa profondità. Queste sono due
onde che hanno una scala, una lunghezza d'onda orizzontale
leggermente diversa. L'onda che ha una scala spaziale più grande
(la rossa) arriva più in profondità. la differenza di frequenza
mi dà informazioni su questi due strati tratteggiati all'interno
del Sole, che possono essere nella zona convettiva o al di sotto
della zona convettiva; in realtà onde di tipo acustico nel Sole
arrivano fin quasi al nucleo solare. Altri tipi di onde si
formerebbero nel nucleo, ma per il momento non le abbiamo
osservate.
Perchè vale la pena di studiare il Sole oggi?
Il Sole continua ad essere un modello per la fisica stellare.
Quindi esiste proprio una parte dello studio solare che si
chiama "il Sole come Stella", che è l'applicazione alle stelle
delle idee che si sono sviluppate per studiare il Sole. Un altro
motivo per cui vale la pena di studiare il Sole oggi è il
discorso dei Neutrini solari. Prima abbiamo parlato del processo
per cui si forma l'energia all'interno del Sole, la fusione. In
queste equazioni, all'inizio c'è questo simbolo H1, che è il
simbolo del nucleo dell'idrogeno, e alla fine c'è il simbolo He,
che è il simbolo dell'elio. Questo ciclo rappresenta come si
passa dai nuclei d'idrogeno ad un nucleo di elio. Nel fare
questo passaggio ci sono delle particelle, indicate con la
lettera greva v (ni), che si chiamano neutrini. Quindi nella
catena della fusione nucleare vengono prodotti i neutrini, che
sono la cosa più trasparente che c'è, cioè non interagiscono
quasi con nulla, e sono in grado di arrivare direttamente sulla
Terra provenendo direttamente dal nucleo del Sole dove vengono
prodotti. Quindi, se riusciamo a misurarli rappresentano il
sistema migliore per avere informazioni sul nucleo solare. Il
problema è che, essendo trasparenti, sarà difficile anche
misurarli. Questo problema, essenzialmente tecnologico, è stato
superato a partire dagli anni '60 e si sono fatti degli
esperimenti sempre più sofisticati per misurare i neutrini. Ce
n'è uno in Italia, sotto il Gran Sasso, che si chiama "Gallex",
chiamato così perché il materiale che deve rilevare i neutrini è
il gallio. Questo esperimento avviene sotto il massiccio del
Gran Sasso perché, essendo i neutrini delle particelle che
interagiscono poco con le cose, se vogliamo rilevare una
interazione del neutrino dobbiamo essere sicuri di essere
protetti dalla interazione con qualsiasi altra cosa; quindi la
montagna fa da schermo. La galleria sotto la montagna protegge
da reazioni stupide, cioè non collegate con i neutrini. Quello
che è venuto fuori da una decina d'anni di misure del flusso dei
neutrini solari, è che il flusso osservato è circa un terzo
rispetto a quello previsto, cioè mancano dei neutrini. In un
primo tempo questa mancanza era stata attribuita ad un difetto
della nostra conoscenza dell'interno solare; poi si è capito che
è la fisica dei neutrini a non essere ben conosciuta.
Probabilmente di neutrini esistono almeno tre tipi e con ogni
probabilità il neutrino non è una particella senza massa, ma una
particella con massa. Queste cose sono collegate, quindi: se il
neutrino ha la massa, è in grado di presentarsi sotto forme
diverse e di passare da una forma all'altra. Sostanzialmente la
fisica solare, la misura del flusso di energia solare, è di
stimolo per la ricerca nel campo della fisica delle particelle.
Il problema del riscaldamento non è ancora chiarito. Noi non
sappiamo quale meccanismo, quali tipi di onde o quali processi
avvengano nel campo magnetico solare che è molto importante
nella parte più esterna dell'atmosfera solare, quali meccanismi
avvengano, responsabili del riscaldamento non termico della
cromosfera e in particolare della corona. Altri elementi sono
gli eventi che avvengono nell'atmosfera esterna del Sole, che
influenzano il campo magnetico terrestre ed hanno effetti sulla
Terra. Esiste un ramo della fisica solare, che si occupa
specificamente dell'effetto dell'attività solare sopra la Terra
e le attività terrestri. Si chiama "space weather" (tempo
spaziale); è chiaro che si è sviluppato prima in USA, in quanto
gli americani hanno sviluppato prima di noi la ricerca nello
spazio e quindi era molto importante controllare anche i
fenomeni dell'attività solare, anche per fini astronautici.
Infatti, un'eruzione solare può essere un grosso problema per
una missione spaziale.
Lavoro ultimato il 16.10.1999
NOTE
Per motivi didattici abbiamo escluso dalla riproduzione l'ultima
parte della lezione dedicata alle ricerche condotte
dall'Osservatorio Astronomico di Capodimonte - Napoli
nell'ambito del gruppo di ricerca di fisica solare e di fisica
delle atmosfere stellari. In ogni caso abbiamo provveduto ad
inserire le cose salienti di questa parte della lezione.
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