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LEZIONI DI ASTRONOMIA VIVA
L'Organizzazione gerarchica dell'Universo
Viaggio panoramico alla
scoperta delle principali strutture dell'Universo
del Dr. Fiorentino Bevilacqua
AVVERTENZE
Di alcuni argomenti ho scelto di
trattare, nella lezione e in questa dispensa che ne il
corrispondente , solo gli aspetti a mio giudizio più
salienti o più innovativi rimandando ai libri scolastici e
ad altre lezioni del corso la trattazione degli altri
aspetti non trattati per una questione di tempo e di spazio.
Per i riferimenti bibliografici ho riportato la fonte
italiana e, nel caso in cui questa faccia a sua volta
riferimento ad altra fonte ( in questo caso si tratta, per
lo più, di fonti in lingua inglese), ho riportato anche
questa con un sistema che stravolge le regole usate in
bibliografia.
In alcuni punti mi sono tenuto, per così dire, stretto; in
altri ho dato spazio a quella che è la mia personale visione
che, così, è venuta a frammischiarsi ai dati che comunque
non ho mancato, credo, di inserire nel testo.
Il modo migliore per iniziare un viaggio è quello di capire
bene qual è la stazione da cui si sta partendo. Viviamo
sulla Terra terzo pianeta, in ordine di distanza, della
stella Sole. E' un pianeta molto grande : ne abbiamo la
certezza ogni volta che ci avviciniamo ad una qualche
montagna o collina delle nostre zone. Si tratta di rilievi
che, paragonati alle nostre dimensioni corporee, sono
enormi. Eppure se li cerchiamo su una carta geografica in
cui è riportata l'Italia essi quasi scompaiono. Su un
planisfero non ci sono proprio più : sono meno di minuscole
"escrescenze" sulla superficie della Terra il che ci fa
capire quanto essa sia enorme. Con un raggio di 6.378 km e
una circonferenza misurata all'equatore di circa 40.000 km,
essa è un corpo celeste con ragguardevoli dimensioni,
l'unico che conosciamo, fino a questo momento del viaggio.
Nel suo moto intorno al Sole, con una velocità media di
29.79 km/sec (è maggiore quella al perielio, minore quella
all'afelio), essa è accompagnata dalla Luna, un altro corpo
roccioso di raggio pari a circa 1.738 Km. Questa differenza
fra i raggi dei due corpi celesti sembra enorme : in realtà
quella esistente fra gli altri pianeti e i loro rispettivi
satelliti è ben maggiore tanto che il sistema Terra - Luna è
più un pianeta doppio che un sistema pianeta - satellite
(1).
L'ORIGINE DELLA LUNA
Quattro sono le teorie che affrontano la
questione dell'origine della Luna.
Una di esse vuole che la luna si sia originata quasi per
"gemmazione" dalla Terra in rapidissima rotazione : si
sarebbe staccata una parte della crosta terrestre (il che,
essendo la crosta meno densa delle regioni più interne,
darebbe conto della differente densità dei due corpi: 5,515
g/cm3 la Terra, 3,34 g/cm3 la Luna) che sarebbe andata a
costituire poi il satellite che rischiara parte delle nostre
notti. Per spiegare questa differenza di densità una seconda
ipotesi postula che la Luna si sia formata in una regione
della nebulosa protoplanetaria diversa da quella in cui si
andava addensando la Terra e che, in un secondo momento,
quando le orbite dei corpi che orbitavano intorno al Sole
erano ancora instabili, essa sia stata catturata dal campo
gravitazionale della Terra. E' però piuttosto difficile
immaginare come un corpo grande come la Luna abbia potuto
dissipare l'energia cinetica che possedeva al momento della
cattura. D'altra parte le somiglianze di composizione, per
quanto riguarda gli isotopi dell'ossigeno, fra le rocce
terrestri e lunari, suggerisce quasi una comune origine in
regioni fra loro molto vicine (3a teoria).Ma come spiegare
allora la differenza di densità? La teoria che sembra
armonizzare tutti i dati di cui oggi disponiamo è la
seguente. Circa 4,5 miliardi di anni fa una giovane Terra da
poco nata, nel caos delle orbite planetarie ancora da
stabilizzare e in un ambiente superaffollato da comete (si
calcola che almeno 100 comete all'anno, contro le 1-2
attuali, venissero sospinte dalle zone periferiche del
neonato sistema solare nelle sue regioni più interne e
profonde) asteroidi e polveri (2) sia venuta in collisione
con un corpo celeste delle dimensioni pari a quelle di
Marte. Il nucleo di questo corpo si sarebbe fuso con quello
terrestre mentre una quantità enorme di detriti "crostali"
veniva scagliata nello spazio dove si sarebbe disposta a
formare un disco (simile a quello di Saturno) a circa 10.000
Km dalla martoriata superficie terrestre. Nel giro di
qualche anno i detriti della zona esterna del disco
avrebbero cominciato ad addensarsi dando così origine alla
Luna che, dunque, orbitava vicinissima alla Terra. Ma in che
modo essa si sarebbe allontanata raggiungendo gli attuali
384.400 km di distanza media (356.400 km al perigeo, 406.700
all'apogeo)? Sottraendo energia ai frammenti rimasti sul
lato interno del disco e in special modo a quelli che
compivano 2 e 3 rivoluzioni intorno alla Terra mentre la
Luna ne compiva una soltanto. Questi frammenti, così
rallentati, finivano per avvicinarsi sempre più alla Terra
per poi precipitare, spiralando, su di essa.(L'astronomia
2000. 212: 11)
Il SOLE
Al centro del nostro sistema planetario
si trova il Sole, stella nana di classe spettrale G2.
Esso ha un diametro di 1.394.000 km ed ha una distanza media
dalla Terra di 149.600.000 Km. Questa distanza viene presa
come unità di misura in astronomia : ad essa si dà il nome
di Unità Astronomica ( simbolo = U.A.). Il sole è talmente
grande che se ponessimo il suo centro all'altezza della
superficie terrestre, muovendoci per uscire da esso, dopo
aver percorso una distanza pari a quella media Terra - Luna
saremmo appena a metà strada fra centro e superficie solare.
Nel suo nucleo viene prodotta energia che si irradia verso
l'esterno addentrandosi negli strati meno densi e meno caldi
che, essendo formati da gas ionizzati, non sono in grado di
trasmettere il calore per conduzione. I fotoni ( di
qualunque lunghezza d'onda essi siano) viaggiano alla
velocità della luce : circa 300.000 Km/sec. Può sembrare
curioso, ma un fotone che abbandona il nucleo dove è stato
prodotto impiega alcune migliaia di anni ( 50.000.000
secondo alcune stime) per raggiungere la superficie del Sole
e non due secondi circa come ci aspetteremmo data la sua
velocità e la distanza da percorrere. Esso infatti "urta"
contro gli altri atomi, viene da essi assorbito e riemesso
in media una volta ogni 3 centimetri. Talvolta imbocca la
strada "sbagliata", muovendosi in direzione del nucleo.
Potremmo pensare che la cosa ci sia indifferente in quanto
il fotone che ci colpisce (eventualmente) in questo momento
è partito circa 8 minuti fa dal sole; uno di quelli prodotti
invece in questo momento colpirà la terra (se emesso in
direzione di essa) tra diecimila anni e 8 minuti (o fra 50
milioni di anni e otto minuti); c'è un turn over che sembra
lasciarci indifferenti. Così non è. I fotoni prodotti nel
nucleo sono molto duri, hanno cioè una energia altissima e
se raggiungessero la Terra così come sono, distruggerebbero
ogni forma di vita. Il "rallentamento", che comporta anche
perdita di energia da parte dei fotoni, li priva dunque di
molta della loro energia così che, quando emergono dalla
fotosfera, sono divenuti molli e quasi innocui in quanto
"contengono" molta meno energia di quella che avevano appena
prodotti. Se intorno al nucleo solare non ci fosse lo strato
radioattivo (in cui l'energia prodotta nel nucleo si
trasmette per irraggiamento) e quello convettivo più esterno
(in cui l'energia si trasmette grazie a moti convettivi) la
vita sulla terra non sarebbe minacciata dai fotoni duri
perché se non ci fossero questi strati la temperatura del
nucleo non sarebbe quella che è e, dunque, in esso non
potrebbero avvenire le reazioni nucleari che producono
fotoni (3). A questo proposito vale la pena di ricordare che
la massa del sole diminuisce di 5 milioni di tonnellate al
secondo … sì perché ogni secondo 700 milioni di tonnellate
di idrogeno vengono trasformate in 695 milioni di tonnellate
di elio. Le "mancanti" 5 x 106 tonnellate "mancano" appunto
perché sono state convertite in energia secondo l'equazione
E = m c2. Quando finirà la massa del sole? Mai perché prima
che finisca in esso avverranno tanti cambiamenti da
trasformarlo in ben altro tipo di stella … ma è interessante
sapere che se potesse "bruciare" col "fuoco" nucleare tutta
la sua massa esso resterebbe acceso per diverse migliaia di
miliardi di anni. Ma così non sarà.
Il VENTO SOLARE
Dal sole origina un flusso di particelle
cariche (soprattutto protoni, elettroni e un 4% di
particelle alfa) che prende il nome di vento solare. Esso
consta di due componenti : una più veloce che si muove a
circa 800 km/sec e l'altra più lenta (circa 400 km/sec).
Sino a qualche tempo fa si pensava che la componente veloce
originasse solo dai poli solari mentre quella lenta da una
regione equatoriale (chiamata streamer belt). La sonda SOHO,
lanciata proprio per osservare il Sole, ed una osservazione
effettuata grazie ai segnali lanciati dalla sonda Galileo in
orbita intorno a Giove, segnali che hanno raggiunto a Terra
passando attraverso la corona solare, se hanno confermato
l'origine della componente lenta (precisando comunque che
questo flusso di particelle nasce da lunghi pinnacoli o
steli che si innalzano al disopra delle linee di forza del
campo magnetico) hanno invece portato a pensare che la
componente veloce origina non solo dai poli ma anche da
varie altre regioni distribuite un po' ovunque sulla
superficie solare (l'astronomia 1998. 184:16). Questo vento
fatto di particelle che sfuggono in qualche modo al campo
magnetico solare (4) crea intorno al Sole una sorta di
guscio oblungo del diametro di 100 - 300 U.A. che prende il
nome di eliosfera. Questo alone allungato di particelle
cariche è in grado di interagire con gli ioni del mezzo
interstellare deviandoli ai suoi lati e facendo sì che nelle
zone interne del sistema solare ne arrivino molti di meno.
Se ne arrivassero di più, quando il Sole nel suo moto
intorno al centro della Via Lattea dovesse attraversare
regioni di più alta densità di materia, il clima del nostro
pianeta probabilmente si modificherebbe. (La regione di
confine fra eliosfera e mezzo interstellare, detta eliopausa,
sarà studiata da una sonda : Interstellar probe).
(l'Astronomia 2000 210 :14-15) Il vento solare ha anche un
altro effetto: quello di asportare dall'atmosfera della
terra da 1 a 3 kg di materia ogni secondo (se l'effetto
erosivo non è maggiore lo si deve al campo magnetico
terrestre che fa da schermo). A questi tassi di erosione la
nostra atmosfera sarà completamente dispersa fra 50 miliardi
di anni (l'astronomia 2001. 223 : 16-17) Protoni e
particelle alfa che sfuggono al campo magnetico del Sole non
riescono però a tenere lontana dalle zone interne del
sistema solare un'altra componente del mezzo interstellare :
le polveri. Queste sono costituite da grani di dimensioni
microscopiche (0,4 micron : un decimo circa del diametro di
un globulo rosso o, se vogliamo, proprio il diametro di un
mitocondrio in sezione trasversale) : vi sono circa 10 grani
per km3 nello spazio compreso entro 4-5 UA dal Sole. La
scoperta è stata effettuata dalla sonda Ulysses che ha
strumenti che le consentono di raccogliere 2 grani a
settimana. Siccome l'orbita intorno al Sole di questa sonda
è molto ellittica si è potuto stimare la densità dei grani a
diverse distanze dalla nostra stella. A meno di 4 UA dal
Sole i grani sono molto meno abbondanti (quelli più piccoli
sono addirittura assenti) questo perché essi, assorbendo
fotoni solari, sono rallentati, fermati e poi sospinti
indietro e alle spalle del sole che avanza rispetto ad essi
alla velocità di 26 km/sec. Addensandosi questi grani nella
zona retrostante la direzione del moto solare vanno a
formare in essa una plaga ricca di polveri. La pressione
esercitata sui grani di polvere interstellare dalla
radiazione solare spazza dunque le zone più interne del
sistema solare. ( l'Astronomia 2000 207 :12-13 . Science,
286, 2319; 1999 )
PLUTONE
Plutone, pianeta dalle dimensioni
inferiori a quelle della Luna (1.150 km di raggio), ha una
densità inferiore persino a quella dei pianeti giganti : 1,1
g/cm3 contro 1,33 di Giove, 1,24 di Urano e 1,58 di Nettuno;
è superiore solo a quella di Saturno che è pari a 0,704
g/cm3. Plutone, pianeta "roccioso" dalla densità inferiore a
quella dei pianeti cosiddetti "gassosi" e di poco superiore
a quella dell'acqua, si segnala (5) anche per l'orbita
fortemente inclinata sul piano dell'eclittica (che è il
piano sul quale giace l'orbita terrestre): 17° 19' mentre le
inclinazioni rispetto all'eclittica, delle orbite degli
altri pianeti si mantengono al di sotto dei 5° facendo
eccezione solo Marte con 5° 09' e Mercurio con 7°. Plutone è
stato al centro di una accesa disputa iniziata quando, nel
1998, il direttore del Minor Planet Center propose di
declassarlo al rango di pianetino e di assegnargli il nome
(10.000) Plutone, così come si fa per i pianetini e gli
asteroidi il cui nome è preceduto da un numero in parentesi
che segna la posizione di registrazione nel catalogo ad essi
dedicato. Le sue caratteristiche anomale, che lo apparentano
più agli asteroidi e ai pianetini che non ai pianeti, e il
fatto che stava arrivando il momento di assegnare il posto
10000 nel catalogo degli asteroidi (ne vengono scoperti
decine ogni anno) fece nascere questa proposta. Molti si
sono opposti dicendo che è un corpo che orbita intorno al
Sole (ma anche un asteroide lo fa), che ha un satellite (ma
anche (243) Ida, un asteroide, ne ha uno : Dattilo scoperto
nel 1993 dalla sonda Galileo; e ne ha uno anche un altro
asteroide (45) Eugenia, scoperto nel 1998 da un telescopio a
Terra - l'Astronomia 2000. 205: 13), che ha una forma
determinata dalla propria gravità (e questa è una differenza
significativa con un asteroide la cui forma è determinata
dal campo magnetico). Così, vista la forte opposizione della
maggior parte della comunità internazionale degli astronomi
e il parere contrario della Planetary System Science,
l'Unione Astronomica Internazionale ha decretato che Plutone
resta confermato nel suo rango di pianeta sia pure, di
fatto, dimezzato: infatti i corpi minori che in numero
sempre crescente vengono scoperti nella fascia di Kuiper (6)
(corpi la cui esistenza era stata solo ipotizzata e il cui
primo rappresentante è stato scoperto nel 1992 ) non vengono
chiamati trans - plutoniani, bensì trans - nettuniani (TNO =
oggetti trans nettuniani). Plutone probabilmente verrà
inserito in un catalogo specificamente dedicato ai TNO dei
quali rappresenterebbe l'elemento di transizione verso la
classe dei pianeti propriamente detti. La presenza di un
"pianeta" roccioso al di là della zona occupata nel sistema
solare dai pianeti gassosi, potrebbe essere spiegata proprio
con l'appartenenza di Plutone alla fascia di Kuiper che
avrebbe ospitato, in un remoto passato, decine di
minipianeti rocciosi delle dimensioni di Plutone. Alcuni di
essi sarebbero stato espulsi da tale fascia dalle
interazioni gravitazionali con stelle di passaggio nelle
vicinanze del Sole mentre Tritone (7) (satellite di
Nettuno), Plutone, Caronte, Phoebe (satellite di Saturno),
Chirone e l'intero gruppo dei Centauri (8) sarebbero stati
sospinti verso le zone interne del sistema solare.Anni
addietro era in auge una ipotesi "centrifuga" : Plutone
sarebbe il satellite sfuggito al campo gravitazionale di un
pianeta gassoso. I nuovi dati raccolti ne hanno decretato
l'abbandono.
COMETE E PIANETA X
Le comete sono corpi celesti che possono
percorrere orbite ellittiche o paraboliche. Le prime,
chiuse, fanno di esse dei corpi che periodicamente ritornano
nelle regioni interne del sistema solare avvicinandosi al
sole che ne occupa uno dei fuochi. Le seconde, essendo
aperte, fanno delle comete che le percorrono degli oggetti
non periodici. Se intervengono perturbazioni planetarie
(soprattutto ad opera di Giove) , le orbite paraboliche
possono diventare ellittiche e comete periodiche possono
essere deviate su orbite che le espellono dal sistema
solare. Anche le orbite delle comete non periodiche possono
essere modificate trasformandole così in periodiche. Tra
quelle periodiche si distinguono quelle a breve periodo (con
due passaggi consecutivi separati da meno di 200 anni) e
quelle a lungo periodo ( con due passaggi successivi
separati da almeno 200 anni). La cometa, "palla" di alcuni
km di diametro, formata da ghiaccio "sporcato" da polveri e
rocce, si "accende di luce" quando giunge, provenendo dalle
zone esterne del sistema solare, in prossimità dell'orbita
di Giove. Qui giunta comincia infatti ad emettere gas e
polveri che formano la chioma le cui particelle sono
sospinte poi a formare le code dalla pressione esercitata
dai fotoni solari. Secondo un altro modello la cometa o,
meglio, il suo nucleo, viaggia sempre accompagnato da nubi
di particelle emesse nei precedenti passaggi dalle parti del
Sole. Le comete a breve periodo provengono dalla fascia di
Kuiper; quelle a lungo periodo provengono dalla nube di Oort,
un immenso agglomerato di detriti, di forma più o meno
sferoidale che circonda il Sole e la cui esistenza fu
ipotizzata dall'astronomo olandese Jan Oort (9) nel 1950.
Essa comincia a circa 30.000 U.A. dal Sole e si estende fino
a circa 100.000 U.A. Ognuna di queste due zone contiene
miliardi di comete allo stato però di semplice nucleo.
Statisticamente dovremmo aspettarci numeri uguali di comete
provenienti da regioni di uguale ampiezza della nube di Oort.
Indipendentemente l'uno dall'altro due diversi gruppi di
ricercatori universitari, uno inglese ed uno statunitense,
studiando le orbite rispettivamente di 13 e 82 comete a
lungo periodo hanno scoperto che le orientazioni di queste
non sono casuali così come dovrebbero essere se tutte le
zone della nube di Oort fossero equivalenti come "sorgenti"
di comete. Ci sarebbe quindi un corpo perturbatore in grado
di modificare le orbite di una parte dei nuclei cometari
della nube di Oort sospingendoli anche verso l'interno del
sistema solare con una frequenza maggiore di quella che ci
si aspetterebbe in base alle sole interazioni fra i nuclei
stessi. Il gruppo inglese ha concluso che il corpo
perturbatore dovrebbe avere una massa pari almeno a quella
di Giove e dovrebbe trovarsi nelle regioni più interne della
nube di Oort a 32.000 UA dal Sole.(Monthly Notices of the
Royal Astronomical Sociaty,309 31; 1999) Gli americani hanno
concluso che il corpo la cui evidenza il loro studio sembra
rivelare dovrebbe avere massa pari a tre volte quella di
Giove ed essere o un pianeta o una nana bruna (10)
orbitante, comunque, un po' al di qua della nube di Oort, a
25.000 UA da Sole. (Icarus, in corso di stampa ). Tale
oggetto si muoverebbe intorno al Sole in direzione opposta a
quella dei pianeti, compiendo un'orbita in 4-6 milioni di
anni. Esso sarebbe in grado di influenzare le orbite del 25%
delle comete a lungo periodo (11). Potrebbe essersi
originato là dove ora si trova o potrebbe essere un corpo
catturato dal campo gravitazionale del Sole. Sarebbe, se
fosse un pianeta, il decimo del sistema solare (vista la
permanenza di Plutone fra i pianeti). A metà degli anni '80
per spiegare periodiche, supposte (e poi smentite)
estinzioni in massa di organismi viventi si avanzò l'ipotesi
di un decimo compagno del Sole che, orbitando lontano da
esso e vicino alla nube di Oort, perturbava appunto le
orbite delle comete causando periodiche, massicce piogge di
comete verso le regioni interne del sistema solare, piogge
che avrebbero sconvolto la vita sulla Terra. A questo
ipotetico pianeta fu dato il nome di Nemesis. Questa prima
ipotesi di un decimo compagno planetario del Sole fu poi
abbandonata. Essa non ha nulla a che vedere, come è
evidente, con le recenti conclusioni dei due gruppi citati
(anche se uno dei ricercatori americani, Matese, faceva
parte del team che negli anni '80 avanzò l'ipotesi Nemesis).
Una reale pioggia di corpi di grandi dimensioni (
L'astronomia 2001. 219 .14-15. Scienze 290, 1754) si sarebbe
verificata sulla Terra e sulla Luna circa 3.9 miliardi di
anni fa : per circa 20 - 200 milioni di anni sui due giovani
corpi celesti sarebbero piovuti frammenti prodotti da uno
scontro fra asteroidi della fascia principale o dalla
migrazione di Urano e Nettuno dalla zona compresa fra le
orbite attuali (12) di Giove e Saturno (dove si sarebbero
formati ) alle loro attuali posizioni : quest'ultimo evento
avrebbero sconvolto le orbite degli oggetti più interni
della fascia di E-K scagliandone molti verso le regioni
interne del sistema solare (Icarus in fase di stampa ).
SCALE COSMICHE
Avendo dato uno sguardo ai paraggi della
Terra e del Sole, adesso proviamo ad allargare in po' il
nostro angolo visuale. Il Sole fa parte di un immenso
agglomerato di stelle, gas e polveri che prende il nome di
Via Lattea (o , semplicemente, Galassia con l'iniziale
maiuscola). Si tratta di una galassia che se fosse possibile
vedere di taglio apparirebbe come una lente biconvessa, con
un disco e un rigonfiamento centrale detto bulge. Il Sole si
trova nella zona del disco ad una distanza dal centro pari a
tre quinti della distanza che separa il centro dal bordo del
disco. La Galassia fa parte di un gruppo (detto Gruppo
Locale) di circa 36 galassie fra le quali spicca, per
dimensioni e massa, la grande galassia posta in direzione
della costellazione di Andromeda e nota con la sigla M31 o,
più semplicemente, come galassia di Andromeda ( o nebulosa
di Andromeda: ma questa definizione è molto datata, anche se
la si ritrova ancora qua e là in qualche testo ). Proviamo a
costruirci una sorta di mappa nella quale sistemare gli
oggetti celesti finora visti. La prima cosa da fare è quella
di stabilire una scala. Nelle carte geografiche la scala è,
per esempio, 1 a 25.000 oppure, 1 a 100.000. Ciò vuol dire
che 1 cm sulla carta corrisponde, sul terreno, a 25.000 o
100.000 cm. Che scala proporreste per la mappa che ci
accingiamo a disegnare? Io scelgo la scala 1 a 100.000.000
…una scala cioè in cui 1 cm corrisponde a 100.000.000 sì …ma
di chilometri non di centimetri. La scala scelta fa intuire
quanto grande deve essere quello che andiamo a
rappresentare. Ripensiamo per un attimo all'esperimento con
la montagna vicina alla nostra abitazione, esperimento che
ci faceva capire quanto grande fosse la Terra.
Ora costruiamo la mappa.
La terra, con questa scala sarà rappresentata da un puntino
microscopico, invisibile cioè ad occhi nudo, avente le
dimensioni di 0,67 millesimi di millimetro (= 0,67 micron);
cioè sarà un puntino avente un raggio pari a un decimo circa
del diametro di un globulo rosso. La Luna avrà un raggio di
0,17 micron e sarà posta ad una distanza dal puntino che
rappresenta la Terra di 38,4 millesimi di millimetro una
distanza pari al diametro di circa due globuli bianchi. Un
sistema grandissimo (le missioni Apollo viaggiando a circa
5.000 km/h percorrevano la distanza reale Terra- Luna in 3
giorni) è stato ridotto in questa rappresentazione, con
questa scala, a qualcosa di microscopico. Lo stesso Sole,
grande immenso, (impiegheremmo sei giorni alla velocità
dell'Apollo per andare dal suo centro alla superficie)
sarebbe in questa scala un cerchietto del diametro di 0,14
mm posto a 1,5 cm di distanza dalla Terra. La distanza che
un raggio di luce percorre in circa 8 minuti viaggiando alla
velocità di 300.000 km/sec si riduce, nella nostra mappa, a
1,5 cm! Bene. Ora proviamo a immaginare che il Sole sia
nell'angolo in alto a sinistra di questo foglio ( o dello
schermo). A che distanza dovremmo disegnare la stella più
vicina? A 5 cm? Alla fine di questo rigo? In fondo al
foglio?
No.A quattro chilometri di distanza.
La stella più vicina al Sole in questa nostra mappa dobbiamo
disegnarla a 4 chilometri di distanza! E se pensiamo che
ogni centimetro di questi 4 chilometri corrisponde nella
realtà a 100.000.000 di km (la scala è 1cm = 10 alla ottava
km) ci rendiamo conto che si tratta di una distanza
spaventosa. E non è ancora niente! Ora cominciamo a renderci
conto anche che la nostra enorme Terra (e chi può negare che
lo sia?!) è molto piccola al confronto. La distanza reale è
pari dunque a circa 40.000 miliardi di chilometri. Dunque è
un miliardo di volte più grande della lunghezza
dell'equatore terrestre. Ma cosa ci dice questa cifra? Quasi
nulla! Chi ha mai percorso l'equatore? Se pure lo avessimo
fatto saremmo in grado di saper cosa significa realmente 10
alla nona volte tale distanza? E siamo ancora … agli inizi:
praticamente dobbiamo ancora cominciare a muoverci. Quanto
dista la Terra dal centro della Via Lattea in questa nostra
rappresentazione? 30.000 chilometri! Quindi sulla nostra
mappa, il centro della Galassia lo porremo a 30.000 km di
distanza dal dischetto, quasi invisibile ad occhio nudo, che
rappresenta il Sole. E il confine esterno della Via Lattea?
A 20.000 km in direzione opposta. Dunque, per rappresentare
solo la metà della Via Lattea che ospita il Sole, in una
mappa in scala 1cm = 100 milioni di km, occorrerebbero
50.000 km (ogni cm dei quali corrisponde a 100 milioni di
km); per disegnare questa mappa non basterebbe quindi
l'intera superficie della Terra!
E la galassia di Andromeda?
In questa mappa la cui scala ci sembrava strana tanto da
ridurre l'enorme Terra ad un puntino più piccolo di un
microscopico globulo rosso, verrebbe a trovarsi a 2.750.000
km circa dal Sole. E siamo ancora dentro il microscopico
Gruppo Locale di galassie. Ma se esso è tanto grande (lo
abbiamo visto con la rappresentazione in scala fin qui
fatta) eppure è definibile microscopico, quanto grande e
immenso sarà quello che c'è oltre? E' tanto grande che la
scala scelta risulta inadatta per rappresentarlo e ce ne
vorrà una nuova e più adeguata. Ma questa rischierebbe di
ridurre la Terra , il Sole e i loro immediati paraggi e la
stessa Galassia a dimensioni meno che microscopiche per
poter rapportare quello che c'è al di là del Gruppo Locale
(13) a dimensioni rappresentabili in superfici dalle
dimensioni alla nostra portata ma questo ci dà una idea di
quanto enorme (è un eufemismo: non ci sono iperboli che
possano avvicinarsi alla reale dimensione dell'universo) sia
veramente il Cosmo e quanto veramente microscopica (ma anche
questo è un eufemismo inadeguato), eppure enorme per noi,
sia la zona di Universo che ci è familiare e in cui viviamo.
Solo dal confronto in scala fra queste due zone possiamo
farci un'idea, sia pur vaga, dei reali rapporti
dimensionali; le dimensioni reali poi, beh quelle, pur
conoscendole numericamente, possiamo solo illuderci di
averle comprese.
Stelle doppie, sistemi stellari multipli, ammassi e
associazioni; complessi stellari
Il Sole è una stella che non ha una
compagna (a parte l'ipotesi, poi rientrata, di Nemesis e le
ultime ancora da sottoporre a verifica). Ciò potrebbe
portarci a ritenere che tutte le altre stelle sono singole.
In realtà più del 50 % delle stelle della Galassia hanno una
o più compagne. Se la nube molecolare (14) da cui nasce una
stella è oblunga da essa nasceranno due stelle
gravitazionalmente legate (Le Scienze 1995 238 ). Se il
numero delle stelle gravitazionalmente legate è compreso tra
3 e 9 si parla di sistema stellare multiplo. Se ne conoscono
di due tipi : il tipo gerarchico e il tipo trapezio. Nel
primo vi sono gerarchie nelle distanze fra le componenti:
per es. due stelle ruotano intorno al loro comune centro di
massa e la stessa cosa fa un'altra coppia di stelle. Ma le
due coppie ruotano, a loro volta, intorno ad un comune
centro di massa. Nel tipo trapezio tutte le stelle sono
equivalenti e uno solo è il centro di massa del sistema. In
realtà esistono gruppi ben più numerosi formati da qualche
decina a qualche centinaio di stelle nate dalla stessa nube
molecolare (queste nascite multiple sono molto più comuni di
quanto si pensasse - L'Astronomia 2000. 212: 7-8): essi
prendono il nome di ammassi galattici (o aperti) e
associazioni (associazioni OB e associazioni T). Nei primi
le stelle sono gravitazionalmente legate ma possono
evaporare (al pari delle molecole di un liquido)
allontanandosi dal gruppo se, nel passaggio vicino a grandi
concentrazioni di massa subiscono un aumento dell'energia
cinetica. E' per questo motivo che ammassi galattici vecchi
(la cui età arriva ad alcune centinaia di milioni di anni)
non si trovano in prossimità delle zone più interne della
Via Lattea là dove maggiore è la concentrazione di materia.
Le stelle di una associazione sono invece legate solo nella
fase iniziale che segue alla loro nascita : in seguito
all'emissione di forti venti stellari da parte delle giovani
stelle vengono spazzati via i resti della materia che le
avvolgeva e da cui erano nate. Perso così il "collante
gravitazionale" le stelle si allontanano le une dalle altre
in un tempo dell'ordine di qualche decina di milioni di anni
( L'Astronomia 1998. 188 :22 ). Nelle associazioni si
trovano sempre nubi di H ionizzato (regioni HII) associate a
giovani stelle calde e molto energetiche che emettono
radiazioni ionizzanti. Si riteneva che le associazioni OB
fossero formate da sole stelle massicce, di grande massa e
molto calde, mentre le associazioni T fossero costituite da
stelle di piccola massa il cui prototipo era la stella T
Tauri, una stella dalla luminosità variabile, ancora avvolta
nei residui della nube da cui ha avuto origine e che ancora
deve entrare nella sequenza principale del diagramma HR. Il
fatto che questi due gruppi di stelle sembravano essere a
composizione nettamente diversa aveva fatto pensare che
esistessero due meccanismi diversi di formazione stellare :
uno che portava alle T- Tauri e uno alle giganti OB. La
scoperta nella regione intorno alla stella Betelgeuse di
circa 126 stelle di tipo OB (associazione Ori OB1b) e 104
stelle T- Tauri tutte molto giovani (circa 2 milioni di anni
di età) ha suggerito che nane e giganti nascano invece
insieme, dalla stessa nube molecolare. Alla stessa
conclusione sono giunti gli astronomi che hanno studiato la
nebulosa NGC 3603 ricca di ben 7.000 stelle sia giganti, dei
tipi spettrali O e B, sia nane, queste ultime ben più
numerose delle prime (L'Astronomia 1999. 197 : 21.
L'astronomia 1999. 204 : 10-11). Ma, potremmo chiederci,
sono queste le strutture più grandi che ci siano a livello
sovrastellare? Subito dopo le associazione e gli ammassi
troviamo dunque la galassia?
Proviamo a guardare il cielo nelle prime ore di una bella
sera di fine inverno. A sud ci troviamo di fronte il
cacciatore dei cieli, Orione, accompagnato dai due cani
segnati dalla splendente ma fredda luce di Sirio e dalla più
opaca luce di Procione; più ad ovest, ma spostata verso
nord, troviamo l'Auriga con la bella Capella dalla bella
luce "calda". Ad est sorge già il Bovaro con la stella
Arturo, mentre pronte a tuffarsi sotto l'orizzonte ad ovest
sono le Pleiadi, giovane ammasso aperto le cui stelle sono
ancora avvolte in una nebulosità azzurrina. Ad est di Orione
sale la Via Lattea : riusciremmo a vederla se ci trovassimo
sotto cieli meno luminosi e in ambienti dall'atmosfera meno
polverosa: essa sale verso nord per ridiscendere dall'altra
parte del polo nord celeste (dobbiamo aspettare la fine
dell'estate per vedere questa parte là dove ora scorgiamo
Orione), dove diventa più visibile, nelle costellazioni del
Cigno, dello Scudo e infine del Sagittario dove, con la
Grande Nube Stellare a 5.000 anni luce di distanza, trova il
massimo del suo splendore per noi che osserviamo dalle
nostre latitudini. A ovest del Sagittario, nelle calde
serate estive, lo Scorpione fa sfoggio della bella Antares :
bella ma pericolosa se fosse al posto del Sole.
Che cos'è quello che stiamo vedendo? L'Universo? L'intera
Via Lattea? Una gran parte di essa? Più o meno saranno
stelle a una distanza massima di qualche centinaio di parsec
(15) dal sole il che ci dice quanto a noi esse siano vicine
e quanto piccola è la parte di Via Lattea che stiamo
osservando ad occhio nudo.
Ora prendiamo un telescopio, anche modesto, e puntiamolo
sulla spada di Orione: scopriamo una nebulosità che a 1400
anni luce di distanza è una grande fucina di stelle e acqua
(16)(L'astronomia 1999. 196 : 12 ; The Astrophysical Jurnal
Letters 495, L105 ). Il piccolo strumento disegna quasi una
sorta di golfo nella nebulosità lattescente di M42 (nome
della nebulosa secondo il catalogo di Messier). In esso si
annidano 4 stelline (17), piccole ma brillanti, dalla vaga
forma di un trapezio. La nebulosa è luminosa, del tipo ad
emissione (la luce che da essa proviene nasce dalla
ionizzazione dei gas che la costituiscono. Le radiazioni
ionizzanti originano dalle 4 stelle del trapezio - che tale
è anche per il fatto di essere un sistema stellare multiplo
di tipo non gerarchico-). Cosa ci lega a M42 , al trapezio
di Orione, allo Scorpione e alle Pleiadi? Solo il fatto di
far parte di propaggini della Via Lattea accomunate da una
ridotta distanza reciproca e da una notevole, per esempio,
lontananza dal centro galattico? Facendo delle osservazioni
volte ad evidenziare i moti propri delle stelle osservabili
e di quelle visibili con gli strumenti in uso
nell'astronomia di oggi, ci si è accorti che associazioni,
ammassi aperti, nubi molecolari e stelle nane e giganti più
o meno isolate formano degli aggregati policentrici al quale
è stato suggerito di riservare il nome di aggregazione. Più
aggregazioni nate da una stessa grande nube molecolare poi
frammentatasi nei "pezzi" che hanno dato origine alle
singole aggregazioni, formerebbero un complesso stellare
ancora avvolto nei residui più esterni di H allo stato
atomico della super nube delle dimensioni di due - tremila
anni luce (L'Astronomia 1998. 188:20-27). Bene,
l'associazione Ori OB1b, il trapezio di Orione, un ammasso
di stelle giovani, molte stelle T Tauri, alcune nubi
molecolari ed altri ammassi costituiscono l'aggregazione di
Orione. Questa (a 1.400 anni luce di distanza circa) assieme
a quella dello Scorpione (a circa 500 anni luce in direzione
opposta), le Pleiadi ed altri piccoli ammassi galattici più
un certo numero di stelle luminose come Sirio, Aldebaran,
Vega ecc. (che nel loro insieme costituiscono la Fascia di
Gould) costituirebbero il complesso stellare di cui facciamo
parte anche noi e che prende il nome di Sistema Locale.
Dunque, siamo nati insieme, dalla stessa super nube di
idrogeno!
Ecco perché stiamo vicini (18), ci muoviamo quasi insieme e
ci circondano i resti della materia da cui siamo nati…
Proviamo a immaginare lo scenario protogalattico da cui ha
avuto origine tutto questo. Una grande nube (super nube) di
idrogeno atomico, una delle tante che si sono aggregate, ad
un certo punto comincia a frammentarsi in tante nubi più
piccole (le nubi molecolari giganti) : ognuna di esse
acquista, rispetto alle altre, una certa "autonomia" e in
ognuna di esse, poiché la densità è alta e c'è della
polvere, nasce l'idrogeno molecolare e, da esso, le prime
stelle, i primi ammassi, le prime associazioni… Nascono così
gli aggregati multicentrici : le aggregazioni. Diverse di
queste, cioè tutte quelle formatesi dalla stessa super nube
di idrogeno atomico, formano il complesso stellare : 2-3.000
anni luce di diametro e diversi milioni di masse solari
coinvolte… E' andata così? Sembra di sì: le componenti
elencate sembrano animate da un moto comune e sono avvolte
in un alone di idrogeno atomico (L'Astronomia 1998.
188:20-27). Ecco: guardando la sera il cielo stellato
vediamo, quasi esclusivamente, i nostri fratelli, quelli che
sono nati con noi, quelli nati prima di noi e quelli che
stanno or ora nascendo … e la materia dalla quale altri ne
nasceranno.
E per vedere quelli di altri parti cosmici? Ci vogliono gli
strumenti.(19)
Cosa resta da vedere a livello galattico superiore? Braccia,
barre, nuclei e rigonfiamenti centrali; aloni ed ammassi
globulari di stelle "vere" e, forse, di stelle mai nate come
tali (20), nubi ad alta velocità e fontane galattiche. E
poi, nel mondo delle galassie? Gli ammassi di galassie e i
superammassi e, in essi, scontri tra galassie, fenomeni di
fagocitosi e spoliazione, getti di materia e code mareali;
cambiamenti di forme galattiche e nascita di nuove stelle e
ammassi e galassie nane mareali.
E poi? E poi la geometria dello spazio e il tempo; la
materia che non c'è (21) e l'universo che accelera (22). E
poi? I quark e le stringhe; il Big Bang e quello che forse
c'era prima del Big Bang.
E poi ? .......
Fiorentino Bevilacqua
Lavoro ultimato il 30.04.2001; Aggiornato il 18.10.2002
NOTE
(1)Per la verità anche il sistema Plutone - Caronte è
particolare: in esso il rapporto fra il raggio del pianeta
(1150 km) e quello del satellite (585 km) è pari a 1,96,
quindi è ancora più basso di quello fra la Terra e la Luna
che è pari a 3,65.
(2)Le polveri presenti intorno ad una stella dopo i suoi
primi 300-400 milioni di anni di vita non sono più quelle
della nebulosa protoplanetaria in quanto queste non
sopravvivono per più di un milione di anni poiché vengono a)
sublimate e spazzate via dalla radiazione della stella b)
espulse nelle regioni esterne per via delle interazioni
gravitazionali con i pianeti c) catturate dal stella e dai
vari pianeti - soprattutto Giove e Saturno nel caso del Sole
- per una sorta di "effetto ramazza". Esse derivano a) dalle
chiome cometarie b) dagli urti fra grani più grandi di
polveri c) dagli urti fra asteroidi d) dagli urti fra
asteroidi e pianeti. L'ultima fase dell'accrescimento
planetario consiste proprio in una intensa cattura di corpi
minori che precipitano sul pianeta di dimensioni maggiori.
La cattura si conclude con un urto violento che scaglia
nello spazio grandi masse di detriti che possono raggiungere
anche altri pianeti. Nel passato più di una volta tra Marte
e la Terra è avvenuto uno scambio di materiali con questo
meccanismo. Uno studio effettuato su un campione di 84
stelle ha rivelato che il 60% di quelle con età inferiore a
400 milioni di anni ha un disco di polveri che le ruota
intorno, mentre solo il 9% di quelle con età superiore a
questa è fornita di tale disco. Le polveri "secondarie" che
orbitano intorno al sole sul piano dell'eclittica sono
visibili per la luce che esse diffondono, visibile dopo il
tramonto ad occidente e nota con il nome di luce zodiacale.
(l'Astronomia 2000 205: 15-16. Nature, 401, 456; 1999)
(3)Stelle più massicce del sole hanno una struttura interna
diversa con lo strato convettivo a ridosso del nucleo e
quello radioattivo al disotto della superficie; stelle di
massa non superiore a 0,2 volte quella del Sole, hanno solo
lo strato convettivo.
(4)Al livello dei poli solari le linee del campo magnetico
solare non sono chiuse, rivolte cioè verso la superficie del
sole, ma sono aperte, rivolte cioè verso lo spazio. Qui le
particelle cariche più che una sorta di varco o di buco nel
campo magnetico che le intrappola, trovano una sorta di
"autostrada" che le conduce lontano dal Sole. La presenza di
buchi coronali, dai quali origina una parte della componente
veloce del vento solare, pare possa influenzare il clima
della Terra: in concomitanza con una più intensa attività
magnetica del Sole le dimensioni dei buchi coronali, regioni
della corona solare a più bassa densità, aumentano e questo
fa sfuggire attraverso essi una maggiore quantità di
particelle cariche le quali, a contatto con l'atmosfera
terrestre, provocherebbero una più intensa formazione di
nubi e, quindi, una diminuzione della temperatura. Tale
studio è stato effettuato da una équipe di astronomi e
climatologi - (l'astronomia 2000 . 211: 11. New Astronomy, 4
563; 2000). Altri dati circa l'influenza dell'attività
solare sul clima della Terra, sono contenuti in Cancellati
dal sole (l'astronomia 2001. 223: 14 - 15) e Il gelido
abbraccio di LIA (l'astronomia 2002. 228: 11- 13).Questi
ultimi dati, correlati anche a ricerche geologiche e
antropologiche, appaiono complessivamente più convincenti.
Essi giungono a conclusioni diametralmente opposte: una
maggiore attività magnetica del sole provocherebbe un
aumento della temperatura della troposfera mentre ad una sua
riduzione sarebbe da ascrivere un raffreddamento
responsabile, per esempio, della piccola era glaciale (LIA)
che colpì l'Europa tra il 1.400 e il 1.700.
(5)Per la verità si mette in evidenza anche per altre due
ragioni: è l'unico pianeta, con Mercurio, ad avere un'orbita
veramente ellittica essendo quelle degli altri pianeti quasi
circolari (cioè con una bassissima eccentricità); inoltre
esso, assieme a Venere, ruota intorno al proprio asse in
direzione antioraria.
(6)Tale fascia, che si estende da 30-32 UA fino a 500 - 1000
UA dal sole, conterrebbe un numero di nuclei cometari
compreso, a seconda delle stime, tra 1 e 1000 miliardi e più
(l'Astronomia 2000 215 : 32 e G.Vanin,1994 : Stelle
cadenti). Le stime più prudenti sono quelle più recenti.
(7)Secondo un'ipotesi avanzata da P. Farinella e Coll.
(1980)
(8)l'astronomia 2002. 233 : 32 e Stelle Cadenti di G. Vanin.
(9)Jan Oort fu anche il primo a ipotizzare , nel 1932,
l'esistenza di materia oscura nella Via Lattea (L'astronomia
1998. 192 :20-33). L'esistenza di tale materia è
evidenziabile solo per gli effetti gravitazionali che essa
determinerebbe.
(10)Nana bruna : oggetto di massa inferiore a 0.08 masse
solari che, perciò, non è mai riuscito ad innescare una
fusione duratura dell'idrogeno. Oggetto di "transizione" tra
pianeti "giganti" gassosi e stelle nane rosse.
(11)L'effetto perturbante potrebbe essere dovuto almeno in
parte, come ammettono gli stessi due gruppi di ricercatori,
anche all'attraversamento di zone della Via Lattea più
ricche di materia.
(12)Giove si sarebbe formato più lontano dalla posizione che
attualmente occupa nel sistema solare.
(13)Abbiamo scelto questo come punto di partenza su scala
cosmica ma non è che esso abbia qualcosa di particolare che
lo renda unico, singolare : è la prima struttura più grossa,
a livello supergalattico, che abbiamo incontrato; ha una sua
identità e di essa facciamo parte; non ha nulla di
particolare, a parte il non trascurabile fatto che noi ci
viviamo dentro, che possa giustificare che si parli di un
"suo" fuori. Essa fa parte del fuori di tutte le altre
strutture simili e anche più grandi e di livello superiore,
che popolano l'Universo.
(14)Nube molto densa e ricca di grani di polvere, in cui
l'idrogeno è per la maggior parte allo stato molecolare, H2.
I grani di polvere favoriscono l'incontro degli atomi di H .
Esse non vanno confuse con le nubi di H atomico presenti tra
i bracci di spirale della nostra galassia e rivelate per la
prima volta negli anni '50 dagli astronomi, tra cui Jan Oort,
che ne "ascoltarono" le emissioni radio alla lunghezza
d'onda di 21,1 cm.
(15)Parsec : acronimo di parallasse secondo. E' la distanza
dalla quale il semiasse maggiore dell'orbita terrestre viene
visto sotto un angolo di 1 secondo. Un parsec equivale a
3,26 anni luce.
(16)Ne viene prodotta nelle 24 ore una quantità pari a 60
volte quella di tutti gli oceani terrestri.
(17)Esse rappresentano il cuore di una associazione formata
da circa 2.000 stelle. Hanno un'età di circa 300.000 anni e
masse da 15 a 30 volte maggiori di quella solare. Osservate
dal satellite per raggi X "Chandra" hanno rivelato
temperature che vanno da 30 a 60 milioni di gradi che
sarebbero dovute a improvvise emissioni di energia da parte
del plasma intrappolato negli intensi campi magnetici che
circondano tali stelle. (L'astronomia 2001. 218: 10-12)
(18)Non necessariamente tutto ciò che è vicino, nella stessa
regione di una galassia, è nato insieme, ha avuto una comune
origine: possono esserci stelle intruse provenienti da altre
galassie smembrate e fagocitate o stelle della stessa
galassia che nel loro orbitare intorno al bulge attraversano
le regioni in esame.
(19)Se si esclude la galassia M31 che è visibile anche ad
occhio nudo e qualche altro oggetto.
(20)L'astronomia 2001. 218: 9-10
(21)L'astronomia 1998. 192: 20-33. L'astronomia 2000. 209:
4-6.
(22)L'astronomia 2001. 219: 18-32; L'astronomia 1998.191:
6-10.
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