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LEZIONI DI ASTRONOMIA VIVA
I corpi minori del Sistema Solare - II
"Asteroidi & Comete"
del Dr. Pasquale Ago
Introduzione
In questa seconda parte parleremo in particolare degli asteroidi e delle comete. Questi piccoli corpi vaganti nel sistema solare rappresentano oggi uno dei principali campi d'indagine della planetologia internazionale. I Pianetini o asteroidi sono continuamente sotto controllo; il rischio di un impatto con il nostro pianeta è infatti esistente anche se statisticamente molto ridotto. Le comete, invece, sono studiate nella loro composizione chimica, soprattutto dalla cd. esobiologia, la scienza che studia le implicazioni biologiche dei corpi extraterrestri. Ecco, in questa lezione potrete saperne di più su questi affascinanti inquilini del sistema solare.
G L I A S T E R O I D I
LA SCOPERTA DEGLI ASTEROIDI
Gli asteroidi, detti anche pianetini, hanno una storia recente. E' noto tuttavia che nel 1595, come racconta nel suo Mysterium Cosmographicum, il giovane Keplero, alla ricerca delle armonie celesti costituite da un'unica legge, trovò una soluzione audace: interpose
una pianeta tra Mercurio e Venere e poi uno tra Marte e Giove e scrisse "inter Martem et Jovem interposui planetam". L'idea rimase tale sino alle ricerche di Wolf (1741), Lambert (1761), Titius (1772) ed infine Bode (1778). La legge di Titius-Bode ebbe infatti il compito di trovare una relazione tra le distanze (medie) dei pianeti dal Sole ed in modo semplice dà una buona approssimazione di esse in unità astronomiche (vedi tabella 1 nella dispensa della 2 lezione). La conferma della legge venne quando William Herschel scoprì Urano (1781) e da allora furono molte le ricerche volte alla scoperta dei pianeti mancanti nella serie (c'era nella serie dedotta dalla legge una discordanza con un dato di 2.8 Unità Astronomiche a cui non corrispondeva nessun pianeta scoperto tra Marte e Giove). Tra queste ricordiamo quelle effettuate dal barone ungherese Franz von Zach che 17 anni prima della scoperta del primo asteroide, calcolò la possibile distanza del pianeta X a 2.82 U.A. con un periodo orbitale di 4.73 anni, un'inclinazione di 36°ed un'eccentricità di 0.14. La svolta nelle ricerche ci fu nel 1800 quando alcuni astronomi decisero di avviare una forte campagna osservativo-ricercativa da condurre su un'area zodiacale di 15 gradi (dove doveva essere presente il presunto pianeta). Si trattava di una ricerca lunga e difficile
perché l'area da investigare era davvero molto grande. Ma ecco la scoperta. Il primo asteroide fu scoperto il 1 gennaio del 1801 da Giuseppe Piazzi a Palermo. Piazzi era un monaco siciliano nato il 16-7-1746 a Ponte di Valtellina; dopo essere entrato nell'ordine dei monaci teatini frequentò gli Osservatori di Parigi e Greenwich. Nel 1790 fu nominato professore all'Università di Palermo e nel 1792 iniziò le osservazioni per compilare il suo famoso "Catalogo delle stelle principali", opera di grande merito, utilizzata dagli astronomi dell'epoca. In una lettera a Barnaba Oriani del 24 gennaio 1801 annunciò la scoperta di una stella di ottava grandezza fatta il 1° Gennaio e che aveva seguito fino al 23. All'inizio credette che si trattasse di una cometa, ma il moto lento ed uniforme e la mancanza di nebulosità, lo convinsero che poteva essere qualcosa di meglio. Piazzi aveva infatti scoperto Cerere, il primo e più grande degli asteroidi. A questa scoperta cominciarono a seguire negli anni successivi le altre ed ecco che si capì che il tassello mancante nella serie di Titius-Bode non era un Pianeta ma tanti piccoli pianeti (da cui pianetini).
CARATTERISTICHE E CLASSIFICAZIONE
Ma cosa sono questi asteroidi ?. Ci sono due teorie a proposito; la prima spiega gli asteroidi nel fatto che nella regione tra Marte e Giove, l'attrazione gravitazionale solare non riuscì a permettere l'aggregazione di un corpo singolo (un pianeta) a causa dell'attrazione gravitazionale concorrente esercitata da Giove ed in piccola parte anche dagli altri giganti gassosi. Pertanto si svilupparono solo sporadici casi di aggregazione in piccola scala che generarono una fascia di piccoli pianeti il più grande dei quali, Cerere appunto, non supera i 1000 km di diametro. Si tratta, secondo le stime, di centinaia di migliaia di corpi dalle dimensioni estremamente variabili, disposti in prevalenza nella zona tra Marte e Giove. Si possono considerare, secondo questa teoria, una sorta di anello di corpi posti in un punto lagrangiano di equilibrio gravitazionale ed orbitale del sistema solare non aggregatisi.
La seconda e meno accreditata teoria, parla invece della primitiva esistenza di un pianeta tra Marte e Giove che si sarebbe disintegrato a causa delle forti attrazioni gravitazionali concorrenti oppure a causa di una cataclismico impatto con una cometa di grandi dimensioni. Gli asteroidi scoperti sono circa il 10 % del totale previsto e non tutti sono compresi nella cd. Fascia degli asteroidi (la zona fra Marte e Giove in cui sono posizionati in maggioranza). Abbiamo infatti, i troiani che sono asteroidi che si sono posizionati sull'orbita gioviana seguendo (Troiani est) oppure precedendo il pianeta nel suo percorso orbitale (Troiani ovest).
Poi abbiamo le tre categorie degli AMOR - ATEN e APOLLO. Vediamone le caratteristiche premettendo che questi nominativi derivano dal nome del primo asteroide di ognuna di queste categorie ad essere stato scoperto ed osservato.
APOLLO - rientrano in questa categoria tutti quegli asteroidi la cui orbita è in parte compresa in quella terrestre e il semiasse maggiore dell'orbita (che viene indicato con la lettera A) è > 1 UA con un periodo orbitale maggiore di 1 anno
Poi abbiamo:
i cd. CENTAURI che sono oggetti asteroidali che circolano fra Saturno e Nettuno (es. Chirone e Pholus);
le cd. COMETE ESTINTE - provenienti direttamente dalla nube di Oort e che hanno perduto gli elementi volatili, trasformandosi in asteroidi con una forte eccentricità e dimensioni relativamente piccole (sono solo Hidalgo e Damocles);
I PLUTINI - Seguono i corpi trasnettuniani ma a distanze ancora maggiori con A tra i 39 e i 40 di UA. Tra questi è interessante il corpo 1996 TL 66 che all'afelio si trova a ben 136 UA dal Sole.
Tra 40 e 50 UA di A abbiamo i cd. planetesimi che possono considerarsi oggetti primordiali
Gli asteroidi sono tutti corpi di forma irregolare, privi di atmosfera, molto densi e con la presenza di crateri; spesso viaggiano uniti in sistemi doppi o tripli e alcuni hanno anche delle piccole lune (è il caso dell'asteroide Ida con la sua luna Dactyl).
ASTEROIDI NEAR EARTH E SCALA DI TORINO
Con il termine Near Earth Asteroid N.E.A. (letteralmente "Asteroidi vicini alla Terra") si indicano quegli asteroidi di tipo Aten o Apollo che intersecano la nostra orbita e quindi possono avvicinarsi molto pericolosamente alla Terra. Questi asteroidi raggiungono delle distanze anche inferiori all'unità astronomica e vengono tenuti sotto stretto controllo dagli astronomi. Certamente non rappresentano un grandissimo rischio così come si potrebbe dedurre dalla serie cinematografica americana degli ultimi anni sul filone degli impatti asteroidali con la Terra (in film con Deep Impact o Armageddon ecc. che hanno scatenato in USA una vera e propria asteroidefobia ingiustificata). Indubbiamente non si può escludere a priori un impatto asteroidale con la Terra e questo nella storia è già accaduto. Si ritiene infatti che la nostra Luna si sia originata proprio da uno di questi catastrofici impatti alcuni miliardi di anni fa e alcune attuali rilevazioni nella penisola dello Yucatan (Messico) fanno ritenere che in quella zona, molti milioni di anni fa, cadde un asteroide che provocò probabilmente l'estinzione dei dinosauri. Quindi non possiamo escludere questa eventualità ma la statistica ci viene in soccorso tranquillizzandoci (grossi impatti asteroidali avvengono con cadenza di molti milioni di anni). In ogni caso non bisogna abbassare la guardia e soprattutto bisogna continuare la ricerca di nuovi asteroidi. Infatti il pericolo potrebbe venire da quegli asteroidi che ancora non abbiamo scoperto e di cui non conosciamo ancora gli elementi orbitali (e sono molte decine di migliaia). In questo campo giocano un ruolo importante gli astrofili che con le nuove tecnologia a loro disposizione e slegati da vincoli ricercativi hanno la possibilità di dedicarsi con sistematicità a questo campo di ricerca. Esiste anche una fondazione internazionale denominata Spaceguard (Guardia spaziale) che coordina la ricerca e lo studio degli NEA contribuendo anche allo sviluppo della ricerca, nel settore dell'ingegneria aerospaziale, per la progettazione di possibili misure di difesa. E' di pochi mesi l'invenzione di una Scala per la classificazione degli asteroidi detta Scala di Torino,
perché congegnata all'Osservatorio di Torino. Questa scala, del tipo Richter o Mercalli, divisa in 10 classi, raggrupperà tutti gli asteroidi, permettendoci una classificazione degli stessi in termini di pericolosità.
L E C O M E T E
GENESI ED EVOLUZIONE DELLE COMETE
Nella famiglia dei corpi minori del Sistema Solare rientrano anche le COMETE. Le comete sono dei planetesimi disposti nella cd. Nube di Oort. Abbiamo già parlato e lo faremo anche a proposito delle meteore, dell'origine del Sistema Solare e anche della Nube di Oort, quindi non ci ripeteremo. Bisogna dire che le comete sono provenienti da questa nube e quindi non sono altro che piccoli nuclei molto densi che non si aggregarono in un pianeta a causa delle elevate distanze dal Sole (oltre 40 UA). Questi Planetesimi riuscirono a conservare gli elementi leggeri, in quanto le bassissime temperature a cui sono esposte, ne provocarono la solidificazione. Pertanto una cometa è formata da un nucleo che in profondità è roccioso e denso (di circa 4 g/cm3) ed è poi ricoperto da uno spesso strato di ghiaccio misto a polveri (da cui la definizione di palla di neve sporca). Il ghiaccio si è generato in questo modo: il poco calore solare giunto in queste regioni, riscaldava i nuclei provocando la fuoriuscita dei gas che risalivano attraverso la superficie canalizzata e porosa di questi corpi. Giunti in superficie, a contatto con temperature bassissime ghiacciavano e rimanevano attaccate al nucleo roccioso per un fenomeno cd. di assorbimento (il fenomeno fisico per cui un gas o un liquido aderiscono alla superficie di un corpo solido poroso). Nel 1986, Paul Weissman del JPL di Pasadena, ha proposto un modello teorico per i nuclei cometari davvero interessante, chiamato del "mucchio di detriti primordiali". Secondo questo modello, il nucleo di una cometa non sarebbe composto da un unico corpo ma da un ammasso di frammenti più piccoli tenuti insieme debolmente, solo da mutua gravità. Questa teoria, spiegherebbe anche i cd. outburst (aumenti parossistici di attività del nucleo cometario) e le frequenti rotture di questi come nel caso della cometa West, Biela e SL-9.
Come inizia il viaggio di una cometa verso il Sole?
Le comete restano nella nube di Oort, fin quando un particolare fenomeno non ne provoca la proiezione, verso l'interno del Sistema Solare ed il Sole. Questo fenomeno viene spiegato con le influenze che alcune stelle vicine al Sole, hanno sulla nube di Oort periodicamente. La nube di Oort si estende infatti, fino a distanze quasi stellari e di quando in quando (su scala di tempi cosmici) una stella che passa vicino devia alcune comete facendole cadere verso il Sole. Naturalmente questo provoca degli effetti; vediamoli in dettaglio.
In primo luogo la cometa inizia un viaggio verso il Sole che esercita su questa una forza di attrazione. Questo progressivo avvicinamento, provoca un aumento della velocità, che è inversamente proporzionale alla distanza della cometa dal Sole. Inoltre quest'avvicinamento provoca un progressivo aumento della temperatura superficiale della cometa ed un suo impatto frontale con il vento solare (il vento di particelle emesso dal Sole e che viaggia in una direzione opposta rispetto a quella della cometa). Ma quali sono gli effetti di tutto ciò ?
Il nucleo della cometa è ricoperto da ghiaccio di metano CH4, acqua H2O, Acido Cianidrico HNC e ammoniaca.
Questo ghiaccio portato ad alte temperature sublima (cioè passa dallo stato solido a quello gassoso) e questo processo libera le particelle solide in esso contenuto. Il ghiaccio una volta sublimato si disperde nella cd. Chioma Cometaria (che si origina a 3 o 4 UA) composta da una corona esterna di Idrogeno, e da una corona più interna carica di molecole di cianogeno (CN), carbonio trimolecolare (C3), radicale amminico (NH2), carbonio bimolecolare (C2), ossidrile (OH) e altre sostanze in percentuali minori. Queste molecole sono frutto della liberazione dalla struttura cristallina che le fa acquistare una certa velocità e che le porta ad allontanarsi dal nucleo. In breve però la radiazione ultravioletta del Sole dissocia queste molecole negli elementi su elencati. Per cui possiamo dire che le molecole presenti nel nucleo siano le "madri" di quelle che si trovano nella chioma ("le figlie") originate dalla sublimazione.
SVILUPPO DELLE CODE COMETARIE
Abbiamo detto che durante la sublimazione, vengono liberate dal nucleo anche particelle solide dette polveri. Queste polveri per effetto di qualche forza interna, vengono poi soffiate via dalla pressione della radiazione elettromagnetica del Sole, formando una coda di polveri (detta Coda di Tipo II) che in genere non supera i 10 milioni di Km di lunghezza. Questa coda può assumere forme, lunghezze e caratteristiche diverse a seconda dei casi e se le emissioni della cometa sono a sprazzi e non continue appare solcata da strisce (dette bande sincroniche). Questa coda è facile da osservare in quanto le polveri tendono a riflettere la luce e non ad assorbirla; appare quindi come una coda biancastra e molto luminosa (si pensi alla Hale-Bopp).
Questo tipo di coda assume una disposizione a curva perché le particelle più leggere vengono spinte più lontano di quelle più pesanti. Esse continuando a partecipare del moto orbitale della cometa, seguono delle orbite più ampie che percorrono, per le leggi kepleriane, più lentamente di quelle più pesanti, rimanendo indietro rispetto a queste.
L'altra coda caratteristica delle comete è la cd. Coda di Ioni o anche coda di tipo I. Questa coda è costituita da atomi dei gas dissociati presenti nella chioma, che vengono ionizzati positivamente dalla radiazione ultravioletta del Sole. Si dice ionizzato l'atomo o la molecola che ha perduto elettroni (formando cationi) o ne ha in più rispetto alla sua struttura normale (formando anioni). Perciò l'atomo, o la molecola, che normalmente sono neutri, divengono elettricamente carichi e si dicono ioni. Se è stato perduto un elettrone, che è la carica elementare negativa, l'ione è positivo e si indica con un + aggiunto al simbolo chimico, ad esempio, CO+; se gli elettroni perduti sono due si aggiungono ++ e così via, ad esempio, CO++. Nel caso di ioni negativi, si aggiungono analogamente uno o più segni - ad esempio, BR--.
Nelle code di ioni di tipo I, lo spettro è del tipo ad emissione (mentre in quelle di tipo II è di tipo continuo), cioè costituito da bande luminose che mostrano la presenza di alcune delle sostanze presenti nella chioma ma appunto ionizzate. Per cui, ad esempio, abbiamo CO+ (ione dell'ossido di carbonio) al posto del CO (ossido di carbonio) presente nella chioma. Queste code sono strutturate in sottili fasci dall'apparenza di raggi che si dipartono dalla testa e che in realtà risultano avere una larghezza da mille a 4 mila Km; la lunghezza di queste code può raggiungere, tipicamente, 100.000.000 di Km ed in qualche caso superarli. I gas ionizzati vengono spinti via dal vento solare, il flusso di protoni ed elettroni che emana dalla nostra stella, residuato del primitivo vento T Tauri. I gas della chioma vanno a sbattere contro il vento solare (vedi zona d'urto), che dà origine, fra i 50.000 e i 100.000 Km davanti al nucleo della cometa, ad un'onda arcuata attorno alla chioma, una specie d'onda d'urto di prua, simile a quella generata da una nave in moto nell'acqua. Questa coda, a livello visuale è molto meno luminosa della precedente
perché in questo caso non abbiamo la riflessione della luce ma un fenomeno di assorbimento-riassorbimento ( il plasma cometario assorbe la luce solare e la riemette a diverse lunghezze d'onda - processo di fluorescenza), che provoca una bassa luminosità della stessa e la sua colorazione bluastra.
Naturalmente le code cometarie sono più sviluppate in prossimità del perielio (minima distanza della cometa dal Sole).
CODA DI SODIO Durante il recente passaggio della cometa Hale-Bopp, un'equipè di ricercatori italiani, coordinati dal dott. Gabriele Cremonese, osservando con un filtro interferenziale al sodio la cometa, ha rilevato la presenza di una terza e finora sconosciuta coda: la coda di sodio. Un filtro si dice interferenziale, quando interferisce con le radiazioni elettromagnetiche di un corpo, lasciando passare solo alcune lunghezze d'onda dello spettro (relative all'elemento con cui il filtro deve interferire). Non si conosceva l'esistenza di una tale tipo di code; si potrebbe trattare di un caso isolato oppure di un evento che si verifica nell'evoluzione delle comete di grandi dimensioni (bisogna ricordare che la Hale-Bopp aveva un nucleo di dimensioni davvero incredibili). Solo future osservazioni di grosse comete, permetteranno di confermare la eventuale esistenza di questo nuovo tipo di coda.
CLASSIFICAZIONI E NOMENCLATURA DELLE COMETE Bisogna prima di tutto premettere che le comete, una volta proiettate verso il Sole, possono subire diverse evoluzioni che ne richiedono una classificazione. Nell'agosto del 1944 l'Unione Astronomica Internazionale ha stabilito nuovi criteri per la classificazione delle comete, validi a partire dal 1995. In sostanza le comete, possono subire l'attrazione gravitazionale del Sole sommata alle perturbazioni orbitali dei vari pianeti e ciò può provocare la stabilizzazione orbitale della cometa che assume un'orbita eccentrica con un periodo orbitale variabile (chiameremo queste comete "periodiche"). A seconda della durata di questo periodo orbitale possiamo effettuare una prima classificazione. Le comete periodiche note, con un periodo orbitale non molto grande, vengono precedute dalla lettera P per cui abbiamo 1P/Halley ecc. Per altre si premette invece:
C/ comete a periodo molto grande o non periodiche
D/ comete perse
A/ comete divenute asteroidi
X/ comete di cui non si può calcolare l'orbita
Una cometa ha due nomi; il primo è quello scientifico ed ufficiale, il secondo è invece quello ufficioso ma anche il più pratico e diffuso. Il primo nome è composto da: - es. cometa C/1995 O1 (Cometa Hale-Bopp) - dal suffisso che ne indica la categoria (C/ indica una cometa a periodo orbitale molto grande), dall'anno della scoperta (il 1995), dalla lettera dell'alfabeto corrispondente al periodo dell'anno in cui si è avuta la scoperta (tutto l'anno viene diviso in 24 parti di 15 giorni con l'attribuzione ad ogni parte di una lettera dell'alfabeto) ed infine il numero progressivo della scoperta in quel periodo dell'anno. Per cui leggendo il nome scientifico di una cometa riusciamo ad individuare molte sue caratteristiche. Il secondo nome deriva dallo scopritore o dagli scopritori (è il caso della Hale-Bopp) della cometa.
COMETE FAMOSE - HALLEY E HALE-BOPP
Nel corso della storia si sono verificati passaggi di comete di grandi dimensioni che in molti casi sono stati ampiamente documentati. Bisogna premettere che le comete venivano in passato (e non solo) considerate portatrici di catastrofi e guerre. Venivano definite volgarmente "ammazzagrandi", in quanto spesso all'apparizione di una cometa, corrispondeva la morte di un Re o Imperatore. Questa sorta di timore ancestrale che caratterizzava l'opinione generale sulle comete, provocava un forte interesse verso questi misteriosi corpi, facilitando la produzione di testimonianze anche non provenienti dal mondo scientifico. Per motivi di spazio parleremo solo delle comete di Halley (la più famosa della storia) e Hale-Bopp (la più recente e bella del secolo). La cometa di Halley è la più famosa cometa della storia in quanto è visibile praticamente da quando esiste la civiltà umana. Si tratta di una cometa periodica con un periodo di 72,6 anni che fu scoperto (il periodo) dall'astronomo Edmund Halley. Questo astronomo intuì che le apparizioni di comete documentate nella storia ogni 72 anni circa erano riconducili sempre alla stessa cometa; procedette quindi a calcolare l'orbita di questo corpo e ne predisse la data del ritorno. La cometa riapparve, come previsto da Halley, confermandone le tesi e per questo fu dedicata a questo astronomo. L'ultimo passaggio, nel 1986 non ha favorito gli osservatori del cielo boreale ma resta comunque la cometa più conosciuta della storia. Si tratta anche dell'unica cometa di cui siano disponibili immagini del nucleo. Queste riprese sono state ottenute dalla sonda Giotto che nel 1986 ne ha rasentato la superficie passando a soli 800 Km dal nucleo ed inviando a Terra spettacolari sequenze.
Da queste immagini è emerso un nucleo irregolare, a forma pseudopiramidale di circa 15 Km di diametro; risaltano sulla superficie zone scure, probabilmente dovute ad una crosta di carbonio, e zone molto chiare dovute ai getti di gas e polveri nel processo di sublimazione del nucleo. La cometa HALE-BOPP, fu scoperta il 25-7-1995 da due astrofili americani che osservavano indipendentemente fra loro l'ammasso globulare M70 nella costellazione del Sagittario. Entrambi notarono nel campo dei loro telescopi, un bagliore nebuloso non previsto di undicesima magnitudine visuale. Notarono che questo corpo non era contenuto in alcun atlante e che non era prevista nessuna cometa in quella zona. Inoltre notarono che il corpo era ricoperto da una piccola nebulosità (tipica delle comete) e dotato di un evidente moto proprio rispetto alle stelle. Qualche giorno più tardi fu annunciata la scoperta di quella che doveva diventare la più grande cometa del secolo. Si tratta di una cometa dal nucleo di eccezionali dimensioni (40 o 50 K di diametro - un valore eccezionale per le comete) con un periodo orbitale di 2432 anni. E' stata visibile per quasi 2 anni nel nostro emisfero e per 2 mesi ha stazionato a magnitudine negativa. Le ottime e prolungate condizioni meteorologiche ne hanno consentito l'osservazione quasi continua; appariva in tutto il suo splendore nel cieli tersi della primavera subito dopo il tramonto in posizione nordovest. Presentava due code con dimensioni apparenti di 15°-20°. Anche la coda di ioni era facilmente visibile e gli astronomi hanno potuto notare la presenza di bande sincroniche, eventi di evoluzione della coda di tipo I, shell della chioma e una evidente getto a fontana dei gas dal nucleo. E' stata l'ultima grande cometa del millennio, la più grande e luminosa, anticipata solo una anno prima da un'altra grande cometa: La Hyakutake.
LA STELLA DI NATALE Nella Bibbia si narra che i Re Magi, nel loro viaggio verso la grotta di Betlemme, per adorare il Messia appena nato, furono guidati da una stella. Nel corso della storia alla tradizione della stella dei magi si è sostituita la leggenda della cometa dei magi. A contribuire allo sviluppo di questa leggenda hanno provveduto anche alcune raffigurazioni pittoriche della natività che presentavano la presenza in siluette di una cometa (pensiamo alla Natività di Giotto presente nella Cappella degli Scrovegni di Firenze). Siccome la nascita di Cristo viene datata tra gli anni 8 e 4 a.C. possiamo certamente affermare che non si trattò della cometa di Halley, che passò al perielio nel 12 a.C.; inoltre, una cometa così luminosa non sarebbe passata inosservata in una zona ricca di astronomi. Quindi possiamo affermare che probabilmente non si è trattato di una cometa ma forse di una supernova galattica oppure di una congiunzione stretta tra i pianeti Giove e Saturno (che infatti si trovarono in stretta congiunzione nella zona di Betlemme nel 7 a.C). In ogni caso non è finalità di questa trattazione andare aldilà dell'aspetto cometario della Stella di Natale. Questo interessante argomento sarà affrontato in futuri incontri appositi. In conclusione possiamo affermare che se ci fu una stella di natale non si trattò di una cometa (anche se l'ipotesi cometaria è certamente molto più affascinante delle altre ipotesi).
BIBLIOGRAFIA NECESSARIA
Enciclopedia Astronomica "Alla scoperta del cielo" Curcio ed. 1986
Asteroidi - Nuovo Orione ed. Salvo de Meis e Jean Meeus 1998
Dieci anni di comete - nuovo Orione ed. Salvo de Meis e Tiziano Magni 1997
I segreti delle Comete - Piero Tempesti - Curcio ed. 1984
La cometa Hale-Bopp - il cielo ed. AAVV 1997
La cometa di Halley - EDS ed. Paolo Maffei 1986
Le Meraviglie del Cielo (la stella di Natale) - Paolo Candy - il Castello ed. 1997
Astronomia Viva - Gabriele Vanin - UAI ed. 1998
Inoltre alcuni testi e figure provengono dalle riviste:
l'Astronomia - Mediapresse srl ed.
Nuovo Orione - Sirio ed.
Coelum - Ed. scientifiche Coelum
Il Cielo - Biroma editore |