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LEZIONI DI ASTRONOMIA VIVA
Il Sistema Solare
del Dr. Tommaso Aniello
INTRODUZIONE
Il Sistema Solare ha
due caratteristiche fondamentali: la prima consiste nel
fatto che quasi tutte le orbite planetarie sono complanari e
la seconda che queste orbite sono circolari o appena
leggermente ellittiche (orbite ellittiche di cui il Sole
occupa uno dei fuochi secondo la 1° legge di Keplero). E'
utile inoltre dare un'idea delle dimensioni del Sistema
Solare rispetto all'intero Universo.
L'estensione del Cosmo è tale da non permettere l'utilizzo
delle unità di misura convenzionali utilizzate sulla Terra;
vengono quindi utilizzate l'Unità Astronomica (UA), che
corrisponde alla distanza media della Terra dal Sole, e
l'Anno Luce, che è la distanza che la luce percorre in un
anno alla velocità di 300.000 Km al secondo (la massima
velocità raggiungibile nell'Universo).
L'Universo ha un'estensione tra i 4.5 e i 10 miliardi di
anni luce. L'incertezza di questa misura dipende dalla non
precisa valutazione del valore della "Costante di Hubble",
la quale misura la velocità di espansione dell'Universo (la
dimensione di quest'ultimo è direttamente proporzionale alla
sua velocità d'espansione). Le misure attuali si spingono
fino ad ipotizzare per l'Universo una grandezza di 20
miliardi di anni.
All'interno dell'Universo, in uno spazio esteso circa
100.000.000 di a.l., si trova l'agglomerato di galassie
chiamato Ammasso della Vergine, di cui fa parte il Gruppo
Locale di galassie, nel quale è presente la nostra Galassia
(la Via Lattea). Osservando il cielo stellato, si può notare
una sorta di striscia lattiginosa che lo attraversa da una
parte all'altra; è la Via Lattea, la nostra Galassia vista
dal nostro punto d'osservazione all'interno della stessa.
Tutte le stelle che osserviamo di notte sono stelle della
nostra galassia posizionate nel meno denso guscio sferico
galattico e non sul nostro piano cosiddetto di vista.
Il diametro della Via Lattea è di circa 100.000 a.l.; il
nostro Sistema Solare si trova a circa 2/3 di questa
distanza dal centro galattico ed ha una dimensione, da una
parte all'altra della Nube di Oort, di circa 1 a.l.. La Nube
di Oort è un guscio molto tenue di asteroidi, polveri e gas
che avvolge sfericamente il Sistema Solare e che si ritiene
essere ciò che rimane della nebulosa primordiale da cui esso
è poi nato. La distanza infine fra l'ultimo pianeta
considerato tale, Plutone, ed il Sole è di circa sei
miliardi di Km.
ORIGINE DEL SISTEMA SOLARE
Si ritiene che all'inizio del Sistema Solare, ci fosse una
nube di gas e polveri interstellari, che a causa di perturbazioni esterne (forse l'esplosione di una supernova
galattica), ha cominciato a frammentarsi. Ogni piccolo
frammento di questa nube ha poi cominciato a contrarsi sotto
l'effetto delle forse gravitazionali. Si pensa alla
Supernova, come forza perturbatrice, perchè gli eventi che
possono indurre tali forme di perturbazione sono molto pochi
e anche perché questa possibilità spiegherebbe la
composizione chimica del sistema solare. In genere una nube
di gas interstellare è composta soprattutto da Idrogeno ed
Elio (che sono gli elementi più diffusi nell'Universo). Solo
in stelle di grande massa che poi fanno la fine delle supernovae ed esplodono, vengono sintetizzati gli elementi
più pesanti dal ferro in poi (elementi di cui la Terra è
composta). Una stella di grande massa, quindi, dopo aver
sintetizzato questi elementi, esplodendo potrebbe aver
iniettato questi componenti nella nube interstellare
originaria, che fino a quel momento era composta da elementi
molto più leggeri. Questa nube ha poi cominciato a
frammentarsi; nel grafico 2, si vede che all'inizio la nube
aveva un diametro di circa 10 a.l., poi sotto l'effetto
dell'onda d'urto della supernovae, tutti i vari pezzi della
nube hanno iniziato ad aggregarsi. La temperatura nella nube
era di 1° o 2° Kelvin ed era quindi molto bassa; in un
passaggio successivo uno di questi globuli di circa 10 a.l.
ha cominciato a frammentarsi in globuli più piccoli di circa
2 a.l.; in questi globuli, detti globuli di Book, la
temperatura è andata aumentando perché aumentava la densità.
Questo processo è andato aumentando progressivamente, fino
al collasso gravitazionale. Le particelle infatti andavano
aumentando ed aggregandosi verso l'interno, la temperatura
(1000°K), la pressione, la densità aumentava e quindi il
collasso gravitazionale non era più evitabile. Anche le
dimensioni della nube si ridussero fino a 1 a.l. Nel centro
della nube si verificò una situazione per cui la temperatura
salì a milioni di gradi Kelvin, temperatura tale da
innescare le reazioni di fusione termonucleari da cui ebbe
origine il nostro Sole in uno spazio di circa 1 UA. Quando
poi le forze gravitazionali, che tendevano a collassare il
Sole su se stesso, sono state controbilanciate dalle
reazioni ed esplosioni termonucleari del Sole è nata la
Stella perchè si è venuto a creare un continuo equilibrio
idrostatico (perché nel Sole abbiamo delle pulsazioni dovute
al fatto che le forze gravitazionali premono verso
l'interno, mentre le forze termonucleari spingono verso
l'esterno, in continuo processo di controbilanciamento). Il
resto della nebulosa protoplanetaria, non si è dispersa ma
ha iniziato a ruotare attorno al Sole ed a dar luogo ai
pianeti. Tutta l'energia gravitazionale che pian piano la
nube perdeva e che acquisiva il Sole ha dato origine a due
fenomeni e cioè un appiattimento della stessa ed un aumento
della velocità (legge di conservazione del momento angolare
es. una ballerina si muove più velocemente se ritira le
braccia verso di se); questa situazione ha originato i
movimenti ellittici dei pianeti attorno al Sole. Durante le
prime fasi della vita del Sistema Solare, nelle zone più
interne si è verificata una situazione diversa rispetto alle
zone più esterne. In queste zone infatti, il Sole ha
attirato tutti gli elementi più leggeri e volatili presenti
lasciando gli elementi più pesanti che coagulandosi hanno
originato i cd. pianeti rocciosi o terrestri, caratterizzati
da una forte densità, da piccole dimensioni e che sono:
Mercurio, Venere, Terra e Marte. Nelle zone più esterne del
Sistema Solare sono rimasti gli elementi volatili (come H e
He) a causa della minor attrazione solare; in questa regione
si sono coagulati i cd. pianeti esterni e gassosi, che sono
delle grandi masse di gas (Giove, Saturno, Urano e Nettuno)
esclusion fatta per Plutone che è un pianeta anomalo. E'
infatti inserito nelle regioni più esterne del Sistema
Solare ma ha una composizione e delle caratteristiche
fisiche simili a quelle dei pianeti terrestri; secondo
alcune teorie planetologiche, Plutone potrebbe essere un
satellite di Nettuno sfuggito dall'orbita del pianeta oppure
un Asteroide di grosse dimensioni. Nel Sistema Solare si
trovano anche Asteroidi, Comete, meteoriti ecc.
I PIANETI
Mercurio è il pianeta più vicino al Sole; è di tipo
terrestre e roccioso ed è classificato come interno. Questo
corpo, difficilmente osservabile a livello telescopico con
strumenti a terra è stato sorvolato dalle missioni Mariner -
NASA, che ne hanno messo in luce le caratteristiche nel
corso di una serie di rendez-vous semestrali, grazie ad
immagini della superficie ad alta risoluzione. Da queste
immagini è emerso un panorama fittamente craterizzato e la
presenza di grosse faglie superficiali simili a quelle della
nostra Terra; La quantità enorme di crateri è dovuta al
fatto che Mercurio è molto più vicino al Sole ed in quella
zona il Sole ha attirato una grandissima quantità di piccoli
meteoriti che poi precipitavano in parte su Mercurio.
MERCURIO
E' privo di atmosfera perché è troppo piccolo e vicino al
Sole per conservare dei gas. E' stato rilevato solo un tenue
campo di elio che è dovuto all'attrazione gravitazionale del
pianeta sul vento solare. Quindi si tratta pressappoco di un
tenue campo magnetico e certamente non può essere
considerata un'atmosfera
VENERE
Su questo pianeta sono atterrate le sonde russe Venera 8 e 9
che hanno misurato la pressione che è risultata di 90
atmosfere, quindi molto più forte di quella terrestre; anche
la temperatura è diversa e soprattutto molto più elevata sia
a causa della minor distanza dal Sole e sia a causa della
spessa atmosfera che copre il pianeta e provoca un
accentuato effetto serra. Il pianeta Venere è stato poi
esplorato quasi completamente dalla sonda Magellano che ha
tracciato una completa mappa altimetrica e topografica del
pianeta utilizzando le emissioni radar. La sonda infatti,
inviava continuamente un raggio laser sulla superficie che
poi arrivato a destinazione veniva riflesso. Misurando il
tempo necessario al raggio per tornare alla sonda, e
effettuando i rilevamenti sempre dalla stessa altezza e con
estrema sistematicità, alcuni scienziati americani sono
riusciti ad elaborare un panorama virtuale tridimensionale
del corpo che è molto fedele all'originale; questa
ricostruzione computerizzata ha permesso di confermare le
rilevazioni effettuate in luce visibile dalle sonde russe
Venera, che avevano già tentato l'operazione ma con tecniche
differenti. Da queste ricerche è emerso che non ci sono
molti dislivelli e crateri perché gli agenti atmosferici
acidi e i forti venti superficiali hanno cancellato ogni
traccia di eventi collisionali. Venere è piena di vulcani e
forse alcuni di questi sono ancora attivi; questo
spiegherebbe anche la grossa percentuale di anidride
solforosa presente nell'atmosfera venusiana. Sulla Terra
infatti, il meccanismo che rinnova la quantità di zolfo
nell'atmosfera è dato dai vulcani e quindi si pensa che
questo possa avvenire anche su Venere. Il moto di rotazione
del pianeta ha un verso opposto rispetto a quello della
Terra e degli altri pianeti; per cui un ipotetico venusiano
vedrebbe il Sole sorgere ad ovest e tramontare ad est
(l'opposto di quello che capita sulla nostra Terra). Si può
comunque concludere che indubbiamente Venere è un pianeta
estremamente inospitale.
MARTE
Ha molte similitudini con la nostra Terra anche se ha
un'atmosfera molto rarefatta costituita in prevalenza da
anidride carbonica. La particolarità di questo pianeta è che
ha un'asse inclinato di circa 25° rispetto all'eclittica;
quindi anche su Marte esistono le stagioni come sulla Terra
anche se queste hanno una durata maggiore rispetto a quelle
terrestri. Anche su Marte ci sono state forme di attività
vulcanica, ma ora sono esaurite. La conferma di ciò deriva
dal fatto che anche su Marte ci sono molti vulcani, come su
Venere e la Terra e tra questi c'è il Monte Olimpus, nella
regione di Tarsis, che con i suoi 24 Km di altezza, è il più
grande vulcano del sistema solare. Il pianeta è stato
vastamente studiato da svariate missioni, come le sonde
Viking I e II e la Pathfinder (con il robottino automatico
che ha studiato la superficie del pianeta rosso alla ricerca
di fossili o segni di vita primordiale). Sul pianeta Marte
c'era e forse c'è tuttora acqua anche se sotto forme diverse
da quelle che noi consideriamo convenzionalmente. Questa
acqua è tuttora ghiacciata nei poli marziani, che subiscono
evoluzioni morfologiche a seconda delle stagioni. Ad
avvalorare la teoria sulla presenza di acqua su Marte ci
sono anche le riprese delle sonde che confermano la presenza
di morfologie geologiche tipiche dei fiumi (letti di fiumi,
effetti di erosione idrica delle rocce, canali) e la estrema
varietà geologica delle zone si dovevano trovare questi
ipotetici fiumi marziani. Probabilmente su Marte qualche
inizio di vita c'è stata ma certamente ora non vi è più;
l'evoluzione del pianeta nel corso della sua storia, non ha
offerto le condizioni generali che invece presentava la
Terra e ciò ha determinato la possibile estinzione di
qualsiasi forma di vita primordiale in fieri. Anche le
tracce di microbatteri fossili risalenti ad alcuni miliardi
di anni fa, di origine non terrestre, scoperti all'interno
del meteorite di origine marziana ALH8001, potrebbero
confermare la tesi sopraesposta. Indubbiamente, Marte è il
pianeta dopo la Terra, che presenta le condizioni fisiche e
climatiche più consone allo sviluppo della vita e per questo
è stato sempre osservato e studiato con particolare
riguardo; sicuramente sarà la prossima conquista spaziale
dell'essere umano.
GIOVE
E' il più grande pianeta del Sistema Solare; è composto
soprattutto di H e He ed è quindi simile, per composizione,
al nostro Sole. Se avesse accumulato più Idrogeno avrebbero
potuto innescarsi anche in questo pianeta le reazioni di
fusione termonucleare come sul Sole, diventando una Stella.
Non è riuscito però ad accumulare questo H ed è quindi
rimasto solo un grosso pianeta. Questa teorizzazione ha
anche una dimostrazione sperimentale e cioè che Giove ha una
temperatura media altissima, cioè emette molta più
energia-calore di quanta ne riceve dal Sole. Gli altri
pianeti ricevono energia solare e ne restituiscono una
quantità inferiore, Giove ne restituisce di più e questo
dimostra che nel suo interno c'è una temperatura molto alta
rispetto agli altri, a conferma della sua evoluzione di
stella mancata. Giove è stato sorvolato dalle sonde Pioneer,
Voyager e Galileo.
SATURNO
E' molto simile a Giove, è solo un po' più piccolo ed ha
un'atmosfera composta da H - He e tracce di ammoniaca. Ha la
caratteristica di avere un grande anello equatoriale. Gli
anelli non sono una struttura rigida, ma sono innumerevoli
corpi che vanno dalle dimensioni di pochi cm a qualche metro
e che orbitano tutti attorno al pianeta. Le zone scure sugli
anelli sono le parti dell'anello prive di pulviscolo. Tra
alcuni anni sarà raggiunto dalla sonda Cassini - Huygens e
negli anni ottanta è stata già visitata dalle sonde Voyager
I e II.
URANO e NETTUNO
Sono dei pianeti gassosi simili a Giove e Saturno ma hanno
dimensioni molto più ridotte, temperature molto minori e
un'atmosfera molto più regolare. Sono stati sorvolati
entrambi dalla sonda americana Voyager II nel 1986 e nel
1989. Entrambi hanno apparati di anelli equatoriali come
quelli di Saturno ma molto più piccoli (gli anelli di
Nettuno sono spezzati e cioè sono caratterizzati dalla
presenze di zone ampie in cui non ci sono materiali). Urano
inoltre ha la caratteristica di avere il piano di rotazione
parallelo a quello di rivoluzione per cui più che ruotare
attorno al Sole, rotola. Probabilmente questi pianeti sono
costituiti da ammoniaca metallica (NH3) ed un misto di
metano (CH4), ammonio (NH4), acqua (H2O) e neon (Ne). Ciò
spiegherebbe il fatto che questi pianeti pur avendo un
diametro di circa 1/3 rispetto agli altri pianeti gassosi,
hanno una densità media circa doppia rispetto a quelli.
PLUTONE
E' il pianeta più esterno del Sistema Solare e più lontano
dal Sole. E' stato osservato solo da Terra per mezzo dell'Hubble
Space Telescope (telescopio spaziale - HST). Plutone ha
anche un satellite, che è circa la metà del suo diametro,
Caronte e molti planetologi sono dell'avviso che si tratti
di una sorta di pianeta doppio. Negli ultimi mesi si è
conclusa la disputa dell'International Astronomical Union,
che voleva declassare Plutone al rango di capostipite della
fascia dei corpi trasnettuniani detti anche plutini. Invece
si è concluso che per le sue caratteristiche Plutone deve
essere considerato a tutti gli effetti come il nono pianeta
del Sistema Solare.
Un sistema utile per calcolare le distanze dei pianeti dal
Sole, nel passato è certamente stata la cd. legge di Titius
Bodie; trattasi di una legge sperimentale, che mette in
relazione il numero di distanza del pianeta dal Sole (n) e
la sua posizione rispetto a questo. Se noi completiamo la
formula sottostante r con la n riportata nella prima colonna
della tabella 1, avremo i risultati riportati nella seconda
colonna, e cioè la distanza dal Sole espressa in Unità
Astronomica. Notare la presenza nella tabella dei Pianetini,
che risultavano anche prima di essere scoperti visualmente
nel 1801 da Giuseppe Piazzi. Da questa apparente discordanza
della Legge, si comprese che esistevano uno o più pianeti
nella zona orbitale compresa tra Marte e Giove.
Lavoro ultimato il 30.10.2002 |