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Comunicato stampa INAF


Trovate le molecole alla base della vita nelle polveri della cometa Wild-2

 

Per arrivare alla cometa, raccogliere i microscopici campioni e riportarli sulla Terra lo scorso gennaio, la sonda Stardust della NASA ha percorso 4,6 miliardi di chilometri in sette anni. Appena sei mesi, invece, il tempo concesso ai più qualificati laboratori di ricerca del mondo - tra i quali spiccano quelli INAF degli Osservatori di Napoli e Catania e dell'Università napoletana Parthenope - per condurre un'indagine preliminare sui preziosi ed unici grani. Di cosa sono fatte le comete? Qual'è la loro storia? Possono essere state loro a portare sul nostro Pianeta i mattoni della vita? Questi alcuni dei punti chiave indagati. Dalle prime risposte qualche sorpresa non manca! Sette grani sette. Questo è quanto i ricercatori italiani dell'INAF avevano ricevuto dalla NASA a seguito dell'oculata spartizione, fra vari gruppi internazionali di ricerca, dei frammenti della cometa Wild-2, giunti sulla Terra il 15 gennaio scorso. Una microscopica manciata di polvere dal valore incalcolabile: l'unico altro frammento di Universo raccolto direttamente al di fuori del nostro Pianeta risale al lontano 1972, quando Apollo 17 portò a Terra materiale della superficie lunare. In sei mesi di intenso lavoro i sette grani di cometa, ciascuno molto più piccolo di un millimetro, sono stati sottoposti a varie analisi, sotto gli occhi emozionati dei ricercatori Ne sono uscite parecchie conferme, la più importante delle quali è che nei grani ci sono tracce di ammine e lunghe catene carboniose, che sono l'ossatura delle molecole organiche, indispensabili per la formazione della vita. Anche qualche novità per quanto riguarda l'evoluzione del Sistema Solare: l'elevata presenza di silicati in forma cristallina costringerà a rivedere le teorie sulla formazione dei sistemi planetari. A fianco di questi straordinari risultati scientifici, va sottolineato il prestigio che i ricercatori italiani si sono guadagnati. "Sì, siamo stati senza dubbio fra i trascinatori di questa volata internazionale", dichiara Luigi Colangeli, direttore dell'Osservatorio Astronomico di Napoli Il lavoro del gruppo italiano è stato riconosciuto a livello internazionale per il rigore e l'accuratezza, tanto che la NASA ha deciso ufficialmente di designare Alessandra Rotundi, professore di Fisica all'Università di Napoli Parthenope, lead author, prima firma, dell'articolo dedicato ai risultati del gruppo di spettroscopia, uno dei cinque team nel mondo che hanno costituito il PET (Preliminary Examination Team) dedicato all'analisi dei campioni raccolti da Stardust. "È un grande riconoscimento", ammette la Rotondi Un lavoro gratificante ma anche molto faticoso, che ha richiesto una costanza e un livello di concentrazione altissimi. "L'importante è non scoraggiarsi mai. Come con quel grano di polvere arrivato per posta in un pacchettino" - ricorda Rotundi - "Alla dogana lo hanno aperto, e la particella si è spostata dalla posizione che doveva avere. Ritrovarla sul supporto è stata davvero un'impresa...". Le analisi dei grani di Wild-2 continuano e nuovi campioni arriveranno ora in Italia. Intanto si guarda già al futuro. "L'idea è quella di andare a prelevare campioni da un asteroide primitivo" - conferma John Brucato, dell'Osservatorio di Napoli - "Sempre a caccia di materiale organico. Solo che con Wild-2 è stato sufficiente raccogliere con un racchettone di aerogel le particelle presenti nella chioma della cometa, con un asteroide occorrerà atterrare e scavare!". E se lì dovessero essere trovate molecole ancora più complesse, come RNA, quella si che sarebbe la vera scoperta!  
 

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Servizio a cura di :

Francesco Loffreda (francesco.loffreda@virgilio.it) - <<fonte: www.uai.it >>


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