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Una nuova interessante quanto coraggiosa teoria sull'origine dei nostri pianeti, mentre già fioccano le prime ipotesi sul ghiaccio alle medie latitudini di Marte scoperto qualche settimana fa dalla sonda italiana Marsis, entrambe accomunate dal metodo di indagine: la simulazione al computer

Sarà per l'effetto sovrapposto di
missioni robotiche vecchie e nuove che hanno
raggiunto risultati in contemporanea, sarà perchè
gli astronomi sentono il bisogno di dedicarsi a
qualcosa di più 'certo' e dominabile come sono i
dati che provengono da non più di 7 miliardi di Km,
sta di fatto che la nostra microscopica regione
d'universo sembra oggetto di un rinvigorito, o
meglio, di un particolarmente rinvigorito interesse
scientifico in questi ultimi mesi da parte degli
scienziati di tutto il mondo.
Tra la marea di notizie che ogni
giorno raggiungono le agenzie di stampa
scientifiche, una spicca particolarmente:
l'elaborazione di una teoria che vuole l'origine
dei pianeti solari come conseguenza di una immensa
'carambola' cosmica, teoria che sfida le ben più
note ipotesi dei pianeti come "gocce" di sole
'cadute' durante la sua fase di accensione o quella
dei "soli mancati", ovvero della formazione per accrezione
progressiva e 'tranquilla' di materiale.
Una serie di collisioni fra le
strutture embrionali dei pianeti durante i primi
stadi della formazione del Sistema Solare potrebbe
spiegare alcune proprietà dei corpi celesti che
ruotano attorno al Sole, e, in particolare, della
struttura e dell’aspetto degli asteroidi e della
eterogenea composizione dei meteoriti.
In particolare, i quattro pianeti rocciosi (Terra,
Venere, Marte e Mercurio) sarebbero il prodotto di
un lungo periodo (da 30 a 50 milioni di anni) di
violente collisioni fra corpi planetari di varia
grandezza.
A sostenerlo sono alcuni ricercatori
dell’Università
della California a Santa Cruz
che espongono le loro tesi sul numero del 12 gennaio
di
Nature.
Quando due corpi celesti di questo tipo collidono,
non si fondono semplicemente, ma quello di massa più
piccola, detto impattante, tende a rimbalzare, ma
“quando abbandona la scena del crimine – dice Erik
Asphaug, uno dei firmatari dell’articolo – appare
molto diverso da come vi era arrivato: atmosfera,
crosta e mantello possono essere frantumati in una
famiglia di oggetti più piccoli”. Questi resti
sarebbero rappresentati dalla fascia degli asteroidi
e dai meteoriti.
In realtà, in base alle lunghe simulazioni elaborate
al computer dai ricercatori, questi apocalittici
effetti potrebbero essere stati il prodotto non già
di una collisione effettiva, ma di un fortissimo
avvicinamento. "Infatti - osserva un altro degli
autori, Quentin Williams - quando due oggetti
talmente massicci si incontrano in modo così
ravvicinato, le forze gravitazionali inducono
drammatici cambiamenti fisici di decompressione,
fusione e asportazione di materiale da quello più
piccolo, a volte fino a distruggerlo.”
Nelle sue prime fasi di vita, il Sistema solare,
sarebbe stato costituito da un centinaio di
pianetini, formatisi per aggregazione, di dimensioni
variabili fra quelle della Luna e di Marte. Le
interazioni gravitazionali reciproche e l’azione
della gravità di Giove, avrebbero però innescato la
carambola cosmica.
La scorsa astronews, invece,
riportava la notizia della scoperta di depositi di
ghiaccio a latitudini fino ad ora impensabili (v.
astronews n. 17); sull' origine di tali depositi si
esprimono per primi i ricercatori francesi e
americani dell’
Institut Pierre Simon Laplace e dell’Institut
de Mécanique Celèste di Parigi e dell’Ames
Research Center della NASA: è la neve la fonte
dei depositi di ghiaccio che si trovano alla base
dei maestosi vulcani e montagne che punteggiano le
regioni tropicali e delle medie latitudini sul
pianeta Marte. È questo il risultato ottenuto ancora
una volta grazie a una tecnica che in questi
ultimissimi anni sta trovando sempre maggiore
applicazione non soltanto in ambito astronomico: la
simulazione al computer.
Secondo il modello elaborato dai
ricercatori, milioni di anni fa i raggi del Sole
colpivano le calotte polari in modo diretto, poiché
l’asse di rotazione del pianeta era molto inclinato
rispetto al piano dell’orbita. Ciò determinava il
rilascio di una grande quantità di vapor d’acqua
nell’atmosfera. I venti di tipo monsonico
trasportarono poi il vapore verso sud, fino a
lambire le pendici dei monti Tharsis e del Monte
Olympus, il più alto vulcano di tutto il sistema
solare. Una volta raffreddatosi, il vapore si
condensava e cadeva in forma di neve. Col tempo la
neve si è trasformata in ghiaccio andando a
costituire veri e propri ghiacciai, degradatisi fino
a lasciare gli attuali depositi.
Ovviamente, lungi dall'aver risolto
tutte le problematiche legate alla metodologia
scientifica, restano tutte le riserve per delle
simulazioni computerizzate che, seppur con calcoli
complessi e accuratissimi che permettono di
prevedere e scartare tutte le alternative
possibili, elabora i dati comunque a partire
dalle variabili/premesse e dalle istruzioni/
direzioni (il software!) individuate e inserite nel
computer dai ricercatori stessi!
ASTRONEWS - Associazione Astrofili Aurunca Onlus
- Aggiornamenti di
astronomia Servizio a cura di :
Francesco Loffreda (francesco.loffreda@virgilio.it)
- <<fonte:
Le Scienze.it
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