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Due notizie dal mondo dei corpi celesti che ci interessano più da vicino
Con l’osservazione dei pianeti partì 400 anni fa l’astronomia scientifica, e con l’osservazione dei pianeti ancora oggi l’astronomia scientifica fa passi da gigante!
Relativamente vicini, facilmente osservabili anche con apparecchiature ‘fatte in casa’, ben distinti all’interno del campo visivo del telescopio, l’osservazione di quelle ‘palle solide vaganti nello spazio’ catalizza ancora una buona parte degli interessi astronomici amatoriali e soprattutto professionali.
Proprio recentemente, circa un mese fa, i processi che dalle polveri di un disco stellare portano alla formazione dei pianeti sono stati oggetto di studio di un team di ricerca londinese guidato da Phil Bland
dell'Imperial College: dopo aver analizzato la composizione di meteoriti
primitivi che sono rimasti pressoché inalterati da quando il
sistema solare si è formato a partire da polvere e gas, sono giunti alla conclusione che il processo che ha impoverito gli oggetti freddi del sistema solare dei cosiddetti elementi volatili, come zinco, piombo e sodio, è stato uno dei primi a verificarsi nel disco di polvere
da cui si è formato il nostro sistema solare. L'analisi,
infatti, ha rivelato che tutti i componenti che
costituiscono queste rocce sono privi di
questi elementi, proprio come i pianeti di tipo
terrestre. Questo significa che l'impoverimento deve
essersi verificato prima che si formassero i primi
solidi.
Dunque, potrebbe trattarsi di una parte inevitabile
della formazione dei pianeti, una caratteristica non
solo del nostro ma anche di molti altri sistemi
planetari.
"Lo studio dei meteoriti (descritto in un articolo
pubblicato sulla rivista "Proceedings
of the National Academy of Sciences")
- commenta Bland - ci aiuta a comprendere l'evoluzione
iniziale del sistema solare, il suo ambiente e di che
cosa è composta la materia fra le stelle. I nostri
risultati rispondono a una delle tante questioni sul
processo che ha convertito un disco di gas e di polvere
fine in pianeti"; e magari potrebbero anche indirizzare
meglio le ricerche sulle ancora incerte cause che
determinano l'improvviso collasso gravitazionale dei
dischi protostellari (nda).
Di interesse anche
visuale, ma strettamente collegate alla precedente per
le conseguenze teoriche, le notizie che giungono dal
team della Cassini: nuove
osservazioni della oramai nota navicella rivelano che i
caratteristici anelli di Saturno sono cambiati
notevolmente negli ultimi 25 anni. Una delle scoperte
più sorprendenti indica che parti dell'anello più
interno - l'anello D - sono diventate più fioche da
quando la navicella Voyager era passata vicino al
pianeta nel 1981. Un pezzo dell'anello D si è
addirittura spostato di 200 chilometri verso Saturno.
Mentre gli scienziati si interrogano sulle cause dei
cambiamenti, le osservazioni potrebbero rivelare
qualcosa anche sull'età e la durata degli anelli. Le
scoperte di Cassini sono state discusse il 5 settembre a
un convegno della divisione di scienze planetarie dell'American
Astronomical Society
a Cambridge, in Inghilterra. Altre osservazioni
presentate al convegno mostrano che le particelle che
costituiscono l'anello A sono intrappolate in ammassi di
detriti in continuo cambiamento, che vengono
regolarmente frammentati e riassemblati dalle forze
gravitazionali del pianeta.
"Non credo che gli anelli di Saturno scompariranno tanto
presto, - ha dichiarato Linda Spilker, ricercatrice del
progetto Cassini - ma questi dati ci dicono che stanno
evolvendo rapidamente e potrebbero fornirci altre
informazioni importanti". Gli scienziati considerano il
sistema di anelli del pianeta come un modello del disco
di gas e polvere che inizialmente circondava il Sole. Il
suo studio potrebbe suggerire importanti indizi sulla
formazione dei pianeti del sistema solare.
ASTRONEWS - Associazione Astrofili Aurunca Onlus
- Aggiornamenti di
astronomia Servizio a cura di :
Francesco Loffreda (francesco.loffreda@virgilio.it)
- <<fonte:
Le Scienze.it
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