Il telescopio rifrattore
Fino
agli anni sessanta il primo strumento dell'astrofilo era stato
comunemente un rifrattore. Esso presenta tanti vantaggi da
renderlo molto competitivo nei confronti delle altre
combinazioni ottiche. Ma si dice rifrattore o cannocchiale? Nei
paesi di lingua francese gli strumenti a lente prendono il nome
di cannocchiale (lunette) e quelli a specchio di telescopio (telescope).
In Italia si tende ad usare il termine adottato nei paesi
anglosassoni, secondo il quale sono chiamati telescopi tutti gli
strumenti realizzati per l'osservazione del cielo, mentre
cannocchiale indica quelli concepiti per la visione di panorami
terrestri. La caratteristica fondamentale del rifrattore consiste
nell'obiettivo a lenti, di solito in numero di due. I primi
telescopi del 600 ne avevano uno solo. Dunque il rifrattore
forma l'immagine rifrangendo i raggi luminosi, in altre parole
funziona sul principio della rifrazione, donde il suo nome. Il
principio di funzionamento è molto semplice. La lente rivolta
verso l'oggetto da osservare, l'obiettivo, forma un'immagine che
viene a sua volta ingrandita da una lente più piccola, alla
quale si accosta l'occhio, l'oculare. Sfortunatamente però,
quando un fascio di luce bianca attraversa una lente semplice,
questa non si limita a deviarlo, ma lo scompone in tanti raggi
di diverso colore che vanno a fuoco in punti differenti. Questo
è dovuto al fatto che la rifrazione dei raggi luminosi varia in
rapporto alla loro lunghezza d'onda. Questo grave inconveniente
prende il nome di aberrazione cromatica ed indica l'incapacità
di una lente di mettere a fuoco nello stesso punto raggi
luminosi di diverso colore. Il fenomeno fisico comunemente
chiamato dispersione dipende essenzialmente dalla grandezza
dell'angolo di deviazione (rifrazione) e dalla distanza dal
centro ottico. In altre parole più è grande l'obiettivo e quindi
la deviazione, maggiore risulta l'entità dell'aberrazione
cromatica. L' aberrazione sferica è la incapacità di mettere a
fuoco nello stesso punto raggi che vanno ad incidere la parte
centrale dell'obiettivo e quelli che vanno ad incidere le zone
periferiche, lontano dal centro. Ma se accostiamo una lente
divergente molto vicino all'obiettivo, (doppietto acromatico)
questi difetti vengono corretti o quantomeno ridotti al minimo.
.Dopo anni di ricerche nel tentativo di eliminare le aberrazioni
residue cromatiche e sferiche dei doppietti acromatici, sono
state realizzate delle lenti costruite con vetri rari a
bassissima dispersione. Queste lenti, dette apocromatiche, non
soffrono delle aberrazioni e regalano all'osservatore visioni
davvero straordinarie. L'unico difetto di cui soffrono è il
prezzo, per cui la loro diffusione tra gli astrofilo è molto
limitata. Ad esempio solo l'ottica di un piccolo rifrattore
apocromatico da 70mm non costa meno di 5-6 milioni, cioè dieci
volte in più di un rifrattore acromatico di pari diametro
completo di montatura.
Nel prossimo numero: il telescopio
riflettore.
Valerio Fosso